Chris Baty, fondatore del NaNoWriMo (=National Novel Writing Month) ha scritto il libro “No Plot? No Problem!” che dovrebbe aiutare nell’impresa di affrontare uno dei problemi che affligge molti scrittori, vale a dire il fatto di procrastinare il lavoro perdendosi in mille iniziative collaterali o in raffinamenti perenni delle quattro righe già scritte.
Sottotitolo del libro è infatti: a low-stress, high-velocity guide to writing a novel in 30 days.
Lasciando per un momento la presa disperata sulle nostre capigliature letterarie, che la visione di un sottotitolo del genere può causare, andiamo, come sempre, a vedere se c’è qualcosa che può tornarci utile in tutto questo.
In sintesi la proposta è di scrivere, dal primo al 30 novembre, un romanzo di 50.000 parole (che poi è il motivo per cui è nato il sito del NaNoWriMo), con la consapevolezza che probabilmente non ogni frase sarà un capolavoro ma con il grosso risultato di essere forzati ad una pratica che, sicuramente, retribuirà in seguito: per la confidenza nelle proprie capacità di raggiungere un obietto, per il mero ritorno del fatto di abituarsi a scrivere con costanza, per il fatto che, statisticamente, da una produzione grande è più probabile che esca qualcosa di buono rispetto a poche righe.
Intanto va precisato che si parla di prima bozza, nella quale è, non solo opportuno, ma obbligatorio lasciare da parte il nostro censore interno e lanciarsi in volo senza paracadute. Ci sarà tempo per le revisioni accurate che possono richiedere anni di lavoro.
Senz’altro poi le considerazioni su come una impresa di questo tipo possa dare uno scossone alla creatività e una regolata alle capacità di organizzazione meritano attenzione, anche se uno proprio l’idea di scrivere un libro non ce l’ha.
La teoria di Baty, infatti, è che si vuole vedere un compito svolto è meglio assegnarlo ad una persona impegnata, ed il libro ha la sua bella sezione su come organizzare il mese di novembre mantenendo le attività indispensabili e riducendo al minimo quelle che possono attendere. Comunque un bell’esercizio.
Il nanowriting viene consigliato anche a chi non ha interesse a scrivere un libro, per esempio agli studenti (ma non lo siamo tutti in fondo?).
Succintamente le doti che svilupperebbe: scorrevolezza/scioltezza/facilità di parole (come si traduce ‘fluency’?), confidenza in sé stessi, creatività, capacità di gestione del tempo.
Beh, in effetti, non sembrerebbe male per chiunque. Specie per quella dannata questione della procrastinazione.
E novembre si avvicina.