Paula Radcliffe

Me ne sono innamorato alcuni anni fa, in uno di quei diecimila
mondiali nei quali il suo testone ciondolante gridava tutta la sua
disperazione. Tutto il suo spingere dal primo metro, al massimo,
braccata inesorabilmente da felini acquattati in attesa artigliarla.
Come da prevedibile copione, l’ultimo giro, la situazione si invertiva
e i felini si trasformavano in gazzelle ed antilopi, prede
irraggiungibili che le lasciavano, senza pieta’, solo l’amaro sapore
di un piazzamento.
Ha cominciato a prendersi qualche rivincita, piu’ d’una in realta’,
allungando il terreno di sfida. Nella mezza maratona il finale e’ meno
determinante e il suo cuore indomito si e’ dimostrato piu’ importante
del colore delle fibre muscolari.
Nei mondiali di cross, poi, ha trionfato su un terreno non suo. Non
parlo del fango dentro cui e’ nata internazionalmente (mondiale di
cross junior alcuni anni fa) ma della volata, grazie alla quale ha
prevalso strappandomi una lacrima di commozione.
E la miglior prestazione mondiale sulla maratona, 2h17’18” ieri, nella
ventosa Chicago, la consacra nell’olimpo dei grandi corridori.
Ma Grande lo e’ sempre stata, in generosita’ e volonta’.
Grazie Paula.

14.10.02