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Libro: "Once A Runner" di John L. Parker (REPLICA)

Ho interrotto il più lungo periodo di astinenza da libri che io ricordi riprendendo in mano “Once A Runner” (e rileggendo anche la recensione che avevo scritto la prima volta, stupendomi di aver saputo scrivere cose del genere. Come spesso mi accade quando ripasso su cose che ho prodotto in passato. Ma questa è un’altra storia, che riporta ad uno dei motivi per cui scrivo: per connettermi ad un me stesso di un’altra dimensione temporale).

Tornando al libro, ben più meritevole di me, ne confermo senz’altro la sostanza, con nuove sfumature che ho trovato (aggiungendo spessore al già grande numero di pagine con risvolti, testimoni di passaggi meritevoli di essere riscoperti e ricordati).

Aggiungo una citazione, perché mi ha colpito ancora di più della prima volta.

Parla del “segreto” della corsa.

Quenton Cassidy, protagonista della storia, è ad una festa di persone normali che gli pongono le consuete domande che ogni podista si è sentito rivolgere innumerevoli volte:

“(...) volevano conoscere Il Segreto. E nessuno di loro era preparato, veramente preparato, a capire che non aveva tanto a che fare con la chimica o scaltri trucchi mentali, quanto con quel più superficiale e qualche volta angosciante processo del rimuovere, molecola per molecola, la dura gomma che componeva la suola delle sue scarpe da allenamento”.

Grande Libro.
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