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Redwood Park Trail Run

Juma Ikangaa probabilmente aveva in mente me mentre formulava la frase "la volontà di vincere è nulla senza la volontà di prepararsi".

Ma nelle ultime settimane, a dispetto della mia pessima attitudine nei confronti dell'allenamento, mi sono messo d'impegno, organizzando, e portanto a termine una serie di sedute (vagamente ispirate a
questo pensierino tecnico) che mi hanno messo in grado di completare la gara in un tempo che fino a due mesi fa mi sarebbe stato impossibile.

Non solo questo, vedere i risultati di un lavoro è sempre motivante, e, anche oggi, mentre salivo Spruce Street sorpassando un papà in bici che trascinava il figlioletto in uno di quei tandem dove quello dietro in genere non pedala, ho indossato la mia miglior Forma, allineato dalle caviglie in sù, petto aperto a respirare, braccia a collaborare e mente in sintonia, perché ricordiamoci quello che dice sempre Pietro Trabucchi: la fatica è un processo bidirezionale. I muscoli avvisano che sono stanchi e se la mente interpreta la cosa come devastante invierà segnali che li rendono ancora più stanchi. Se invece la fatica era già nel budget ci si limiterà ad una scrollata di spalle, se occorre mettendo in circolo una falcata ancora più rotonda.

Ah già, nel mio impeto ho dimenticato di dire che il percorso di Redwood è un piacevole, a parte un paio di salite quasi verticali, sù e giù all'ombra di conifere centenarie. Chi abbia corso su un sentiero morbido di aghi di pino o simili sa di cosa parlo, gli altri si rassegnino a rinunciare a calzini immacolati e si sporchino i piedi a provare. C'è un sentiero vicino ad ognuno di noi, fosse anche la banchina di una statale appena asfaltata.

Poi,
una volta creata la Visione, corpo e mente lavoreranno assieme per renderla concreta.
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