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Tra la piadina e lo zen

Il Giro della Piana Sernagliese (giunto, non a caso, alla 35ma edizione) si svolge tradizionalmente poche decine di minuti dopo la diretta australiana della motoGP. Questo garantisce menti e gambe già sveglie, e tempi più rapidi del solito, dopo aver accompagnato, sul divano, pieghe e derapate.

Senza eccezioni il tempo finale è risultato più breve di ogni previsione. Anche il percorso. La 12 chilometri (sostantivo) era lunga 10,750, a detta di GPS consultati all’arrivo. Ma, quel che più interessa, o può interessare, è che il percorso è leggermente variato, aggiungendo ulteriore sottobosco e colori autunnali.

Una piacevole sorpresa che non ho potuto apprezzare del tutto, in un periodo in cui dopo poche centinaia di metri comincio già a cercare affannosamente segni di traguardo.

Il desiderio di esserci non era dei più forti, ma sono rimasto, perché a volte è quello che devi fare. Durante la settimana infatti sono incappato nei
consigli di Chuckie V, valente triathleta di un tempo e attualmente allenatore.

Mi ha opportunamente ricordato che ci si dovrebbe allenare con l’idea di prepararsi ad una giornata difficile, non alla migliore della propria vita. E se alla fine il motivo principale per cui corro e perché mi diverte, capita che ha volte si debbano serrare le mascelle e portare a casa il risultato comunque, che se ne trarrà beneficio a tempo debito.

Forte di queste idee ho lasciato che le gambe facessero il loro lavoro, godendone la semplice ed efficace azione, libera di condizionamenti intellettuali, di desideri e paure. E, alla fine, mi sono perfino goduto lo spettacolo.
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