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Libro: "Resisto Dunque Sono" di Pietro Trabucchi

Si dice che la corsa sia metafora della vita, anche il blog può essere metafora della vita (l'importante è che non ne sia surrogato, ma questo è altro discorso).

In ogni caso basta distrarsi un attimo ed ecco che passano oltre due mesi senza che nulla, di voluto dal protagonista, accada. Questo non significa che non accade nulla, ma che semplicemente si perde l'iniziativa. E quando perdi l'iniziativa, con una metafora bellica, hai già perso mezza battaglia.

Nel frattempo però ho letto vari libri, tra questi "Resisto Dunque Sono" di Pietro Trabucchi, già citato più volte su queste pagine e senz'altro uno degli autori preferiti dal sottoscritto.

Ero restìo a scriverne, perché immagino che chi sia appassionato di corsa di resistenza lo abbia già letto e quindi non aggiungo nulla che non si sappia già. Ma può essere che a qualcuno sia sfuggito e quindi qualcosa dico.

Trabucchi parla della "resilienza", quella caratteristica psicologica che ti consente di mantenere l'attenzione sull'obiettivo, nonostante le difficoltà ed eventi negativi che si incontano sul cammino.

E questo non riguarda solo la corsa o le altre discipline di resistenza, riguarda la vita in genere. Gli stress legati al lavoro, la famiglia, le piccole e grandi sconfitte, anche le vittorie.

E un libro che parla della vita, in tono realistico, senza messaggi roboanti, ma con un quieto invito a farsi carico delle proprie miserie perché siamo gli unici che possiamo farlo. A dar la colpa agli altri o al destino non si fa molta strada.

Oltre a fornire, in maniera scientifica ma con tono divulgativo, una base di riflessione, cita esempi di chi chi ha saputo superare grandi difficoltà e dà anche strumenti per allenarla e nutrirla, 'sta benedetta resilienza.

Un libro, a mio avviso, utile a chiunque sappia leggere. Agli altri dovrebbe essere raccontato.
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