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Libro:"PRE" di Tom Jordan

sottotitolo "The Story of America's Greatest Running Legend, Steve Prefontaine"

In queste pagine si è parlato spesso di Steve Prefontaine, scomparso a soli 24 anni, nel 1975, ma che ha lasciato un’eredità pesante nel mezzofondo Statunitense.

Questo libro è del 1977, con una seconda edizione rinfrescta nel 1997, e racconta con la praticità dell’epoca del periodo di vità più significativo dal punto di vista atletico, tra il 1969 e, appunto, il 1975.

Gare e allenamenti sono ricche dei dettagli numerici che appassioneranno gli statistici, e c’è qualche scorcio nel carattere complesso del personaggio, purtroppo non quanto la sensibilità del nuovo secolo ci ha abituato ad aspettarsi.

Nel complesso non un capolavoro, ma un solido mattoncino nella conoscenza della storia del mezzofondo mondiale, cui Prefontaine ha dato un contributo generoso, sia in termini di prestazioni che di personalità.

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aggiungo quì sotto una storia che ho scritto nel 2005 (potrei mettere il link ma preferisco che sia anche quì ) e che al tempo avevo capito solo emozionalmente e non concettualmente.

Negli ultimi sei anni sono stati fatti passi avanti notevoli (almeno da me, gli altri magari c’erano già arrivati) nel comprendere quelli che sono i limiti della prestazione, molto più mentali di quanto non si ritenesse nel passato.

Parla di Don Kardong, che ha corso assieme a Prefontaine:

Confini Sfumati

Don Kardong, arrivato alla soglia dei quarant'anni, ebbe un ritorno di fiamma, agonistica.

La fiamma l'aveva già vista da vicino, sfiorando il podio olimpico di maratona nel 1976, e poi aveva continuato a correre per proprio piacere, senza quella dedizione che l'attività agonistica richiede.

La lusinga di qualche successo tra i master risvegliò lo spirito indomito che lo contraddistingueva e, tra le altre cose, si recò in laboratorio per una serie di test sulle sue condizioni attuali.

Il paragone con l'olimpionico di dodici anni prima fu piuttosto traumatico, tutti gli indici erano peggiorati: 5 chili in più , percentuale di grasso da 5,7 a 14, massimo consumo di ossigeno da 77 a 63, e così via, di tristezza in tristezza.

Don ricordava che, quando gareggiava, il massimo consumo di ossigeno era un dato da tutti aspettato, come una specie di sentenza su chi sarebbe riuscito a battere chi. E nei primi anni settanta Steve Prefontaine era sempre quello che aveva il valore più elevato.

Esaminati i dati del prossimo quarantenne il medico, però, si stupì di una prestazione che andava contro a tutti gli altri risultati: sul treadmill aveva tenuto duro ben più di quanto ci si potesse aspettare dalle altre evidenze sperimentali.

Don spiegò che, anni prima, la volta in cui venne battuto con più difficoltà da Steve Prefontaine, vide quest'ultimo arrivare stremato come alla fine di quel test sul treadmill, in cui Prefontaine aveva corso 8'30" prima di crollare. Memore di questo strinse i denti, e quant'altro stringibile, per arrivare a 8'45" sul medesimo test. "Almeno una volta in vita mia sono riuscito a battere Prefontaine".

I limiti, se esistono, restano un mistero curioso.

16.04.05
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