L'emerodromo

Ben prima dell'avvento di internet c'erano dei personaggi che garantivano il flusso delle informazioni spostandosi, a piedi, anche per lunghe distanze: gli emerodromi.

Oggi si tratta di una professione il cui mercato non è molto florido, eppure la simulazione della giornata tipo di un emerodromo sta raccogliendo i favori di un numero crescente di appassionati che vengono definiti ultramaratoneti.

L'ultramaratona è una specialità che raggruppa tutte le distanze superiori ai 42km e 195 metri della maratona. Tipicamente dai 50km in su. Per gli statunitensi è peggio ( da un certo punto di vista) perché, dove gli europei si misurano per esempio nella ormai classica 100km, per loro sono 100 miglia, che in chilometri dà oltre 160, e in ore porta la questione oltre il dì, espandondosi nei confini indefiniti della notte*.

Se guardiamo allo sforzo, senza andare troppo nei dettagli, la maratona chiede un pedaggio che le ultramaratone non chiedono.
La durata e i ritmi della maratona sono un compromesso tra il consumo di zuccheri e grassi. Le riserve di zuccheri, infatti, non sono sufficienti per una maratona tirata. Quindi tocca correre con una miscela di grassi cercando di ottimizzare velocità e consumo, perché se finiscono gli zuccheri si entra in un mondo confuso e traballante, un mondo orizzontale, in quanto in vericale si fa fatica a stare (per chi è interessato l'argomento viene ben sviscerato, anche dal punto di vista dell'allenamento specifico, nel libro "Mente e maratona" di Trabucchi e Speciani)

Nelle ultramaratone i ritmi sono, necessariamente, più lenti, si va principalmente a grassi, e di quest'ultimi ne abbiamo anche da donare ai bisognosi, e si può mangiare senza incidere sulla prestazione più di troppo.

Conclusione: lo sforzo percepito è inferiore e si riesce ad affrontare la gara senza quel grosso rischio del "muro" di maratona.

Mancherà l'adrenalina del correre sul filo del rasoio, ma si entra in un mondo fantastico, nel senso che dopo quattro o cinque ore di viaggio cambia la dimensione filosofica.
Cambiano i parametri che nella vita civile consideriamo imprescindibili. E ne vengono fuori delle belle scoperte, di se stessi principalmente.

Il tempo tiranno che ogni giorno scandisce i nostri ritmi perde un po' di potere. Sì, arrivare prima è meglio, c'è sempre l'attrazione fatale del personale, ma in fondo ci si gode l'essere la fuori, padroni di sé stessi, con l'unico imperativo di avanzare, ma, se ci si ferma a guardare una radura che si apre improvvisamente dopo chilometri di bosco, non è poi la fine del mondo.

Alla fin fine si porta un messaggio importante a sé stessi: un po' di attenzione.

Nota a margine: alcune sensazioni sono riproducibili anche su distanze più brevi corse a ritmi lenti.

*: in realtà anche chi vive in paesi decimali prova il brivido della notte. Gare, come per esempio la 100km del Passatore, partono al pomeriggio e vedono i più lesti tagliare il traguardo comunque a sera ben inoltrata.