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Etica relativa

Di base sono contrario a imbrogliare le persone.

Ci sono giorni, però, in cui, se mi comportassi onestamente, me ne starei sul divano, a leggere un libro, magari sulla corsa, prima di assopirmi.

Ecco che allora mi dico "ma sì, dai, esci per una passeggiata, magari fai un paio di allunghi, niente di più".

Poi esco e so già che il difficile era il momento mi-cambio-e-esco-dalla-porta-in-una-giornata-grigia-e-non-proprio-accogliente.

Superati i primi minuti, in genere, mi alleggerisco e decollo.

Ieri però era un giorno molto terreno, non c'era verso di librarsi, neanche a mezz'aria.

Così ho scelto la strada più lunga per arrivare a dove di solito corro gli allunghi.
Poi ho fatto la sequenza allungo-corsetta-allungo-camminata. Con questo stratagemma, in dieci sequenze, limite mentalmente accettabile, ho fatto in realtà venti allunghi.

Non sono fiero di essermi imbrogliato, ma a volte non ci sono proprio alternative.

"Il fine giustifica i mezzi, il rozzo se ne frega" (non ricordo l'autore)
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