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Libro: "Once a Runner" di John L. Parker

Il passo principale per poter discutere di questo libro è situarlo storicamente.

Si parla degli anni settanta negli Stati Uniti. La corsa era ancora una cosa che facevano gli atleti, principalmente. I Joggers erano appena nati grazie ad una visita di Bowerman in Nuova Zelanda.
Il professionismo nell’atletica delle Olimpiadi cominciava a muovere i primi passi, non ufficiali e principalmente in nero. Il serbatoio degli olimpionici erano le università, istituzioni che consentivano di dedicare all’allenamento quell’attenzione maniacale che un’attività di alto livello richiede.

E
La Gara per eccellenza era il Miglio (1609,34 metri). Tutte quelle più lunghe, maratona compresa, maratona soprattutto, erano un ripiego di chi non ce la faceva ad eccellere nella competizione regina.

Una riflessione sul miglio si impone a noi atleti metrici decimali. Al di là di tradurre la distanza, e pensare che in fondo è solo un po’ più lungo di un millecinque, merita notare il fatto che, su una pista anglosassone standard, di 440 yards (poco più di 400 metri), sono esattamente quattro giri. I più scaltri avranno subito notato che il muro più famoso del mondo, i quattro minuti sul miglio, lo si abbatte correndo i quattro giri in un soffio meno di un minuto ciascuno.

Non può sfuggire dunque il fascino simmetrico dell’equilibrio tempo/distanza e il fatto che anche il più sprovveduto tra il pubblico, o il più suonato tra gli atleti, non ha difficoltà a calcolare mentalmente, e capire, se il ritmo sia quello giusto per scendere sotto ai quattro minuti.

Una miscela esplosiva, quindi, e di sicuro successo per chi voglia parteciparvi, a qualunque titolo.

Erano anche gli anni in cui il chilometraggio settimanale la faceva da padrone, a qualsiasi costo, e i lavori intervallati erano i mattoni principali.

Quenton Cassidy è l’eroe del romanzo, un miler, di quelli buoni, che all’inizio del libro vale 4’00”3, e quindi può potenzialmente entrare nell’elite, e ha una sua etica della corsa, di cui non riesce fino in fondo a spiegare le motivazioni agli umani, ma che di certo rispetta con una dedizione religiosa.

La prosa è scorrevole e riesce a cogliere quegli aspetti della psicologia dell’atleta d’elite (e Parker era un buon mezzofondista) che sono così diversi da chi corra per perdere peso o divertirsi.

Molto, molto gustosi, per me, i ritratti delle diverse categorie di atleti, mezzofondisti, lanciatori, saltatori, velocisti. E tutto sommato interessante la storia di contorno che funge da volano per le battaglie interiori del protagonista.

Il libro è stato recentemente ristampato in quanto ne è uscito il seguito “Again to Carthage”. La ristampa era dovuta da tempo, visto che, usato, non ero mai riuscito a vederlo disponibile per meno di 70 dollari, una cifra che, onestamente, non mi ero sentito di spendere, pure se il libro venga acclamato da molti come il miglior romanzo sulla corsa mai scritto.

Se sia il migliore io non me la sento di dirlo, che sia buono senz’altro, e che lo spaccato nei pensieri di una persona che sta facendo ripetute valga il costo della ristampa anche questo senz’altro.

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Maratona di Scandiano RE

Rimando al racconto dell’anno scorso per alcune riflessioni sull’allenamento in generale, perché mi erano uscite bene, credo.

Quest’anno la maratona a staffetta (6 persone per 7 km a testa) mi ha confermato che la formula del lavoro di squadra è spettacolare, divertente e istruttiva.

Ci vorrebbero più staffette a questo mondo. Il Cross Country universitario negli Stati Uniti ha un feeling simile. Conta il gruppo più che il talento del singolo più forte. Anzi, è spesso l’anello debole quello più importante per portare a casa il risultato agonistico.

Quello del divertimento, invece, è garantito.
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4a marcia amici del parco Bolda - Santa Lucia TV

Gli Amici del Parco Bolda, che organizzano, sono anche amici nostri, e quindi non si può mancare a questa manifestazione.

Il percorso sarà apprezzato specialmente da quelli che vogliono roba scorrevole e compatta, per limare qualche secondo sul tempo dei 10km. Quasi tutto asfalto, infatti, e misurazioni accurate.

Ma anche chi si voglia semplicemente divertire troverà pane per i suoi denti, anzi, spiedo, alla fine, nella cornice del parco, dove le piante hanno un cartellino con nome e caratteristiche. Un toccasana per me, che non ho mai superato il trauma di non saper distinguere un larice da un abete, e la cui terminologia forestale non va molto oltre: albero, tronco, rami, foglie, lanceolato.
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10ma passeggiata alla scoperta del territorio - Mareno di Piave

Avrò corso cinque edizioni di questa manifestazione, e non credo di aver fatto lo stesso percorso una volta. Questo in genere mi infastidisce, ma non quì.

Sarà che si sconfina sempre in molti dei miei percorsi abituali, è casa mia, in fondo, sarà che ogni volta mi tirano fuori un pezzo di vigneto o una stradina sterrata che non avevo esplorato, ma immancabilmente mi diverto e non vedo l’ora di sperimentare i nuovi percorsi.

L’organizzazione è familiare e un po’ fuori dal circuito. Lo si nota dai molti dei partecipanti locali che si vogliono solo fare una passeggiata nel proprio paese e dal fatto che lo speaker si sorprenda dei partenti anticipati.

Vorrei, anch’io, sorprendermi di questo
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Tifo Contro

Gli avversari sono indispensabili, perché non ci sarebbe gara altrimenti, essenziali, per spingerci oltre i nostri limiti conosciuti, utili, per comprendere la nostra unicità e allo stesso tempo “comunità”.

Qualsiasi tifo contro, al di là delle considerazioni etiche, è quindi di fatto penalizzante per chi dovrebbe essere il destinatario di quello a favore.

Della serie, se non mi facesse male il tendine d’achille adesso sarei fuori a correre, invece che quì a pontificare.
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Su e zo par el Montegan - Lutrano di Fontanelle

Per descrizioni della manifestazioni rimando alle cronache del 2007 e del 2008, che coprivano sbalzi di temperatura e umidità non indifferenti.

Quest’anno, immersi in un clima simile a quello del 2007, ho visto con piacere che, finalmente, la partecipazione ha premiato gli sforzi degli organizzatori, con, mi dicono, oltre mile persone al via.

Mentre correvo mi sono ricordato di quanto sia stato fortunato a crescere nella Sinistra Piave della Provincia di Treviso.

La struttura del territorio, tra pianura e collina, e una particolare mentalità degli organizzatori, ha fatto si che le manifestazioni di corsa, già dai primi anni 80, quando ho iniziato, fossero dei viaggi alla scoperta del territorio, senza tante fisime di terreni. Il trail running non esisteva, come fenomeno e termine, eppure si viaggiava tra campi e sentieri nei boschi, oppure negli asfalti secondari che univano, e uniscono, i paesetti che ospitano queste manifestazioni.

Ti abitui ad affrontare tutto quello che ti tirano dietro. Si tratta di un esercizio di tolleranza e una educazione a sopportare, elementi imprescindibili nel bagaglio di un podista.

Noto sempre con piacere che, tutt’ora, molti dei corridori locali, dopo aver affrontato i rettilinei infiniti della Treviso Marathon, non hanno problemi a prepararsi per la TransCivetta, o altre corse che non potrebbero essere più lontane come ambiente e caratteristiche.

Eppure li vedi lì, senza tanti problemi, una domenica trascinando scarpe appesantite di fango su erte ai limiti del ribaltamento e l’altra a limare traiettorie su asfalti scorrevoli. Senza disdegnare, in settimana, di inanellare giri dentro o nelle vicinanze della locale pista di atletica. Mi auguro sia lo stesso nelle altre realtà locali che non conosco.

E a proposito di atteggiamenti positivi segnalo, per chi si destreggi con l’Inglese,
questo racconto di Suzanne, una mia amica che ha corso la sua prima 100 km, e che mi ha colpito per lo spirito con cui ha affrontato le difficoltà della prova.
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Su e zo par el Montegan - Lutrano di Fontanelle

Di solito non faccio pubblicità alle manifestazioni, ma in questo caso faccio un’eccezione. Della MArcia ‘su e zo par el Montegan’ a Lutrano di Fontanelle ne avevo parlato nel 2007 e nel 2008, cui rimando per i dettagli. Ovviamente non mancherò nel 2009, perché merita.

Lutrano 2009

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35ma Marcia Delle Lumache - Montaner TV

Dopo le prime erte ti viene il dubbio che le lumache del titolo della manifestazione siano un riferimento, neanche tanto velato, alla velocità dei concorrenti.

Del resto Montaner è drappeggiata in zona prealpina, le poche aree piatte sono occupate da coltivazioni o parcheggi, il resto è inclinato, molto inclinato.

E ogni volta che ci passo mi dò mentalmente qualche scapaccione, perché non mi ricordo mai di quanto sia piacevole e di quanto tutto sommato si trovi vicino a casa mia.

E vabbé, dovessi crucciarmi per ogni errore che faccio sarei tutto corrugato.

Tornando a noi, mi sono goduto i sentieri tecnici e le salite. Un po’ meno le discese cementate, ma non si può aver tutto.

Ristori e organizzazione familiare, nel senso di roba buona e senso di essere accuditi. Insomma di quelle da tornarci, del resto non stai 35 anni sul mercato se il prodotto non è valido.
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Distrazioni

Basta una piccola buca sull’asfalto, e una mente propensa a viaggiare in altre dimensioni, per trovarsi orizzontali, e perdere un bel po’ di tempo e di preparazione faticosamente accumulata.

Tutto può servire per imparare e quindi facciamo nostra anche questa lezione, e continuiamo ad avanzare, seppur più lentamente e faticosamente.

Però oggi, a Refrontolo, si è viaggiato con piacere, tra sottoboschi della giusta consistenza e vigneti che stanno facendo i loro lunghi in preparazione della gara autunnale.

Problemi di traffico ai ristori, specie quelli predisposti all’interno delle cantine locali. Del resto non è gara dove si possa puntare al personale, che non sia quello del divertimento.

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Viaggi nel tempo 2

correre1981

Si parlava di viaggi nel tempo ed ecco che una soffitta bisognosa di ordine e tranquillità spara fuori un Correre del settembre 1981, in cifre 27 anni fa.

C’è un articolo su Mariano Scartezzini, di cui ammiravo la condotta di gara. Sorniona e disinteressata fino ad un paio di giri dalla fine, quando si portava sul gruppetto di testa per poi fulminarlo con uno sprint lungo sostenibile (termine che allora non esisteva in riferimento alle varie attività che svolgiamo più o meno quotidianamente) solo da lui.

Si parla del mitico Giro dell’Umbria, la prima corsa a tappe famosa, in Italia. Ricordo che mi incuriosiva questa strana formula di manifestazione cui non ho mai partecipato.

La grafica è più semplice di quella attuale e le pubblicità più ingenue ed anche strane, con scarpe tipo le Patrick (?) o le Valsport. O le mitiche adidas “Los Angeles Trainer” con gli inserti in gomma di diversa durezza da inserire nella zona del tallone. Quasi tutta roba italiana comunque, il che mi ricorda che internet non esisteva e quello che succedeva nel mondo ci arrivava attraverso i telegiornali, qualche amico più fortunato che andava a correre all’estero, oppure la pazienza di attendere qualche anno per i prodotti più famosi.

Poi ci sono i gemelli Gennari, che correvano i 100 chilometri, che era una cosa neanche immaginabile per me, in un periodo in cui pensavo che prima di smettere (probabilmente “appena” prima) avrei voluto correre una maratona come coronamento della carriera podistica.

E poi la Silvana Cruciata, Maria Pia D’Orlando, Paola Pigni, chissà che fine avranno fatto.

E poi le maratone nel mondo. Come quella di Montreal “famosa in tutto il mondo per i suoi 10.000 partecipanti”. E Berlino, ricordando che Berlino Ovest è “come un’isola nel cuore della Germania dell’Est”. Per non parlare di New York “divenuta ormai così famosa e il cui numero di partecipanti è stato da quest’anno limitato a non più di 16.000, fatto è che le 225 iscrizioni che il comitato organizzatore di Fred Lebow aveva garantito all’Italia sono risultate praticamente insufficienti”.

E’ utile ogni tanto incappare in qualche reperto storico, che ci ricordi quanto abbiamo guadagnato, e quello che possiamo aver perso da allora.

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