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corsi e ricorsi
Considerazioni tecniche su Sequoia 50k
Si diceva 6h32', distribuite discretamente. Direi controllato e bene fino a 4h/4h30, poi il calo, che però non è stato un crollo come al GRPTV, ma un rallentamento, specialmente in piano e nelle salite ripide. Tutto sommato ho tenuto in discesa e nelle salite medie.

E questo lo attribuisco ai lavori più sostanziosi che hanno preparato questo evento. Un paio di lunghi da 6 ore, inframezzati da uno da due ore in piano, abbastanza sostenuto. Un chilometraggio settimanale in graduale ascesa spesso oltre i 60 km, con una punta di 76km. In più maggiore convinzione nei lavori più corti, soprattutto nelle salite.

Nessuna conseguenza nei giorni successivi. Giusto giusto un po' di indolenzimento ai quadricipiti se provo a correre in discesa.

E questo, non mi stancherò di ripeterlo, lo attribuisco ai lavori tecnici, in particolare in discesa dove cerco sempre di mantenere l'appoggio leggero e la frequenza alta. Con lavori specifici di allunghi a mente e corpo freschi.

Non sono uno che si scapicolla, in genere sono sempre controllato, ma con questo sistema anche in questa gara ho visto che in genere ero più veloce dei miei compagni di viaggio proprio in discesa.

Guardando al futuro direi che è una strada da continuare, graduale aumento del chilometraggio settimanale, con lavori di fartlek bello lungo e più corse vicine alla soglia.

Dal punto di vista meteo era una gara prevedibile e quindi non ci sono stati grossi problemi in merito all'abbigliamento. Per l'acqua mi sono affidato al marsupio amphipod con la borraccia da mezzo litro che è bastata tra un ristoro e l'altro. Mi sono alimentato regolarmente con Clifshot blocks, jelly beans e trail mix. Sempre acqua nella borraccia, mentre ai ristori qualche bicchiere di cocacola me lo sono buttato giù, con conseguente ruttino liberatore dopo qualche centinaio di metri.
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Sequoia 50k - Oakland California
Questi gli obiettivi scritti la sera prima della gara:
1) finire entro il tempo limite (9ore)
2) finire entro le 7ore (personale sulla 50km 7h05')
3) saldo positivo sorpassi fatti/subiti nel secondo giro (ultimi 20km)

Questo il consuntivo:
1+2) chiuso in 6h32'
3) saldo più tre, quattro fatti e uno subito.

L'ultimo obiettivo è stato ideato in quanto ho la perniciosa tendenza a partire troppo forte. Forzandomi ad andare piano il primo dei due giri del percorso (il giro era da 20km, ma nel primo bisognava fare anche uno "sperone" da 5+5km di andata e ritorno) speravo di avere così una distribuzione equilibrata dello sforzo.

Così è stato, anche se il calo è stato comunque sensibile. Forse si può partire ancora un po' più piano, e decisamente allenarsi di più, cosa che stiamo gradualmente implementando, come si suol dire.

Per il resto un percorso in gran parte ombreggiato su sentieri morbidi e accoglienti. Lo dimostra il fatto che, al riveglio del mattino dopo, il tratto letto-bagno non differisce dal solito, con doloretti da avvio assolutamente nella norma.

In questo periodo la zona ad Est della Baia di San Francisco ha un clima quasi ideale per la corsa. Coperto più o meno fino alle undici con temperature ben sotto ai venti gradi centigradi, e poi un sole caldo e asciutto che può essere fastidioso allo scoperto. Nel caso della gara in questione, corsa tra i parchi Joaquin Miller e Redwood, l'abbondante vegetazione ha fatto sì che si sia corso quasi sempre all'ombra.

Organizzazione della
Pacific Coast Trail Run come sempre familiare e professionale allo stesso tempo.
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Lo Scarico, ancora lui
Si parlava dunque dello Scarico.

Ed eccolo ancora quì, sono quasi alla fine di due settimane di passione e privazioni. Niente allenamenti duri per sfogarsi, niente scarpe nuove, niente cibo sconosciuto. Terrore ad ogni doloretto strano.

Anche quì l'allenamento aiuta, ed essendo il secondo dell'anno lo sto soffrendo meno. Aiuta anche che la coscienza è più a posto del solito, avendo lavorato più seriamente e presentandomi ad una gara finalmente con la consapevolezza di arrivare alla fine confortevolmente, e di dover lavorare duro "solo" per completarla dignitosamente.

La strategia è delineata, lo studio del percorso procede.

Nota mentale: riflettendo sulle esperienza del passato ho notato che i miei personali sono sempre coincisi con un periodo di allenamento per una gara più lunga. Tipo personale sulla mezza quando preparavo una maratona, e il giorno dopo un paio d'ore di fondo lento. Mmmhh, torneremo sull'argomento.
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Prospettiva
Negli ultimi giorni ero tutto preoccupato per l'idratazione del lungo di fine settimana. Alla fine, non senza patemi, ho scelto il percorso, la tempistica e la strategia in modo da risolvere il problema.

Partito alle 06:20, come previsto, dopo 45 minuti sono arrivato all'attacco del sentiero, in realtà una strada sterrata, che però mi piace tanto perché scorre ondeggiando senza grossi dislivelli. Quella era la parte che pregustavo, prima della salita ripida che mi avrebbe portato sulle terre alte e ventose.

Con la coda dell'occhio ho scorto un cartello che mi sembrava non aver mai notato, mi sono fermato, et voilà, il problema dell'idratazione non sembrava più così centrale nella mia vita.

Il cartello informava infatti che "recentemente c'è stato un avvistamento di un puma e di un cucciolo" proprio sul MIO sentiero preferito.

Si tranquillizzava il pubblico, sono animali che in genere non attaccano gli umani, a meno che costretti (per esempio, dico io, dalla necessità di nutrire i propri picccoli in un momento di ristrettezze generali). E via con i consigli distribuiti in 8 punti.

Quelli che mi ricordo: fare rumore, cantare, fischiare, battere le mani (fattibile), girare in gruppo (al momento non fattibile), in caso di incontro non mettersi a correre ma con calma alzare le braccia per sembrare più grandi possibile, e indietreggiare lentamente per offrirgli una possibilità di fuga (fattibile, da me, per la fuga sua non so).

E l'ottavo, il mio preferito: se vi attacca, combattete.

Grazie.

Si diceva, quindi, l'acqua passava in secondo piano, mentre riflettevo sulle abitudini di caccia dei predatori. Tramonto e alba. L'alba era già passata per cui potevo sperare in un gattone intorpidito da una lauta colazione. O un felino maldisposto per un inaspettato ed irritante digiuno?

Il mondo ha cominciato a funzionare al contrario, le zone ombreggiate, di solito rifugio dalla canicola, erano diventate perfetti luoghi per un'imboscata.

All'erta per ogni rumore sospetto, le due o tre canzoni che ho improvvisato, oltre che farmi sentire più esposto, incidevano anche sulla mia autostima, per cui sono passato ad una corsa leggera e circospetta.

Alla fine ho incontrato solo decine di miniconiglietti, neanche tanto preoccupati. Uno dei casi in cui l'analfabetismo ha dei vantaggi.

Il resto del lungo si è svolto senza grossi inconvenienti, passeggiatori e ciclisti domenicali hanno cominciato ad affollare il parco, ampliando la scelta di potenziali prede, in molti casi, voglio pensare, più appetitose e senz'altro più semplici da catturare (elemento che non sfugge al predatore, che in genere è prono a spendere le minori energie possibili nella quotidina lotta per mettere il pane in tavola).

L'acqua mi è bastata. Come un orologio, mezzo litro ogni due ore.
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Al solito, se ti danno dei limoni facci una limonata, e il galateo della maglietta
Scott Dunlap rinvia a due interessanti articoli che riguardano il mondo della corsa:
1)
Gretchen Brugman parla della reazione alla recente cancellazione della Western States, gara di 100 miglia molto prestigiosa, a causa degli incendi che stanno devastando le zone vicine al percorso.
Per chi non abbia voglia e tempo di leggerselo la sintesi è che il corridore di lunghe distanze è allenato/abituato a trarre il meglio dalla situazione in cui si trova, e ad affrontare le difficoltà man mano che si presentano, senza lamentarsi, ma cercando di trovare la soluzione migliore. Se non si fa così difficilmente si porta a termine una ultramaratona, indipendentemente dall'allenamento.
Ovvio che la categoria penalizzata (si tratta di una gara per la quale bisogna qualificarsi e poi partecipare ad una lotteria in quanto le richieste eccedono di gran lunga i posti disponibili. C'è gente che ci prova per due o tre anni prima di esservi accettata) più di tanto non abbia protestato. Perché la situazione era di oggettivo pericolo, per loro e per le persone che avrebbero lavorato per l'organizzazione, perché in prospettiva i problemi erano ben più grossi di una gara persa, e perché han cominciato subito a pensare "ok, cosa ci faccio adesso con tutti i chilometri potenziali che ho nelle gambe". Ieri Scott Dunlap è arrivato secondo in una 50km, e il giorno prima ne aveva fatti altrettanti in allenamento.

2)
Bad Ben aggiorna sul galateo della maglietta.
Anche quì, in due parole, dice che si può indossare la maglietta di un evento solo se vi si è partecipato. Volontari e "altre metà del cielo" esentati dalla proibizione. Ma ci sono un sacco di altre regole curiose, da leggere con il dovuto sorriso.
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Col de Moi e la certezza della pena
Con il Col de Moi, "cima" a 1358m slm alle spalle di Valmareno, avevo un conto in sospeso, più d'uno in realtà, perché non l'ho mai conquistato senza penare nell'ultima parte.

Il clima ballerino mi ha allontanato dal coinvolgere amici da inzuppare e così l'ho affrontato in solitaria, non prima di aver
avvisato casa sulle mie intenzioni.

Ho provato la direttissima, su per la strada dietro Valmareno, e poi a destra sul 1072, troi val de foran, che non avevo mai percorso, l'equivalente sentieristico di una scala a pioli, o poco meno

Rassegnato alla pendenza ho innestato le ridotte e progredito fino alla cima, passando per tratti in cui l'erba era effettivamente alta.

Ma per la prima volta quell'ultima erta non è stata una via crucis, con tutte le stazioni e forse qualcuna in più.

Mi stavo quindi godendo da vincitore la discesa verso Praderadego quando dei rumori nella foresta mi hanno bloccato. E mi è venuto in mente di come la certezza della pena, e non la sua gravità, sia in effetti il deterrente più efficace.

La remota possibilità che una zecca mi assalisse, per poi forse trasmettermi una encefalite dagli esiti, forse, letali non mi aveva infatti minimamente rallentato in precedenza, avanzando nell'erba altezza vita.

Adesso, più di un quintale di cinghiale di traverso sul
mio sentiero mi stava congelando sul posto. Uno dei due in effetti se n'era andato subito grugnendo in un linguaggio incomprensibile, ma l'altro (la madre?), non sembrava intenzionato a cedere. Rischio di assalto, non quantificabile, ma perché rischiare? Rapido dietro front e ricerca di una via alternativa. Fortunatamente ero in zona piuttosto conosciuta e ho trovato una scorciatoia per riunirmi al sentiero un po' più in basso.

Il finale è stato di pura soddisfazione nella discesa sterrata che riporta a Valmareno, poche volte corsa così velocemente. Lo attribuisco alla forma del periodo, il cinghiale era ormai alle spalle, ma non vicino.
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22ma Corsa di Sant'Antonio - Gorgo al Monticano TV
Altro percorso, in pianura sì, ma vario e divertente. Passaggi dentro il ,mini, parco della Villa Foscarini, e quello del ristorante Revedin, più un sentiero dentro un tratto boscoso. Poi un sacco di campagna , argine e qualche tratto asfaltato.

Nel complesso comunque scorrevole, e con più ristori del solito, tre sicuri, se non quattro, nel percorso della 12km.

A livello personale, complice una lepre scatenata, ne è uscito una delle migliori prestazioni dell'ultimo anno. Corsa tutta cercando di non forzare, visto che in teoria sono ancora in recupero dai recenti impegni "agonistici".

Uno dei sistemi che ho applicato di più è quello della marionetta. Due fili mi guidavano, uno attaccato alla sommita della testa mi tirava verso l'alto-leggermente-avanti, e l'altro attaccato cinque centimetri sotto l'ombelico, mi tirava avanti.

Fili ideali, certo, ma il corpo e la mente faticano a distinguere una situazione vividamente immaginata da una reale.
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Maratona di Scandiano (RE)
Dai produttori della Maratona di Reggio Emilia (se non la conoscete significa che non vi occupate di Maratona e/o non siete Italiani) ecco che più o meno ogni primo venerdì sera di Giugno ci viene offerta questa simpatica manifestazione.

Trattasi di maratona normale cui viene affiancata la staffetta (6 atleti per 7km ciascuno, il primo fa 195 metri in più ) corsa su un circuito di 1400 metri che ruota attorno alla pista di Scandiano, cittadina sportiva, tra Modena e Reggio Emilia, ai piedi delle colline che preludono all'appennino emiliano.

Gli individuali erano una ventina a fronte di sessantasette squadre, alcune molto agguerrite.

Nota personale, venendo da un periodo in preparazione di un'ultra in montagna ero quanto di più lontano mentalmente e fisicamente da un 7km in piano misto pista/asfalto/sterrato, e si è visto.

Già alla partenza, ero in prima frazione, mi faceva strano non avere la borraccia e un po' di cibo di riserva, che sì, i ristori hanno detto che ci sono, ma non si sa mai.
Poi sono partiti tutti come dei fulmini, ero praticamente ultimo dopo cento metri, complice anche un riscaldmaento approssimato per difetto.
I sorpassi: in montagna ti affianchi, scambi due parole, nella durata di un sorpasso in genere vieni a conoscere i dati anagrafici base del tuo 'avversario', a volte stringi anche una breve amicizia. In pista devi stare all'erta, per non creare intralcio, e perché lo spostamento d'aria rischia di farti del male.

Alla fine della serata, le frazioni corse saranno due, complice l'assenza di qualche compagno di squadra, e la consapevolezza una, se mai servisse ulteriore conferma: il nostro fisico si adatta in maniera estremamente specifica.

Lo dimostra il fatto che già la prima frazione mi ha causato doloretti che non avevo da tempo, e tre piccole vesciche a piedi che erano usciti intonsi da oltre 12 ore su sentieri di montagna.

Questo è la grande verità da cui spiccano il volo tutte le tabelle di allenamento, con un piccolo problema, il fisico si adatta velocemente, ma se lo stimolo resta uguale dopo un po' si stabilizza e non migliora più, anzi peggiora.

Chi inizia a correre può semplicemente uscire e per le prime settimane probabilmente riuscirà ogni seduta (ma perché una sessione di allenamento di corsa si chiama 'seduta'?) a correre più a lungo e più velocemente della precedente.

Poi però si raggiungerà un limite oltre il quale si comincerà addirittura a peggiorare, e quindi bisogna inventarsi una specie di variabilità nella specificità del lavoro.

Ma non è finita, perché se per esempio lasci le ripetute veloci, perché tanto non ti servono per fare il Passatore, dopo un po' le tue qualità muscolari, tecniche e aerobiche scadranno, e quindi correrai peggio, a rischio infortuni, facendo più fatica e andando più lentamente.

Un lavoro generale è quindi sempre consigliabile, anche perché, dovesse sorgere la necessità di una frazione veloce per una staffetta, si è pronti.
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Finesettimana del tre per dieci (chilometri)
Sabato, due giri del lago morto, e laghetti blu.
Sterrato tecnico da montagna e sentiero, su e giù tranquillo a parte tre strappetti cattivi.

Domenica,
3a marcia amici del parco Bolda, Santa Lucia di Piave.
Per gli amici dell'asfalto orizzontale, con solo una spruzzata di sterrato. Bella scorrevole, non c'è che dire.

Lunedì,
9a passeggiata alla scoperta del territorio, Soffratta di Mareno di Piave.
Argine, bordo campi e sterrato di campagna, erba e sconnesso soffice. Che bei posti che abbiamo quì in giro.

In genere preferisco, non solo io, anche il buon senso e buona parte degli allenatori, non fare due giorni consecutivi lo stesso lavoro. In realtà si è trattato di tre attività tutto sommato diverse (ma proprio tanto), che hanno sollecitato gruppi muscolari e abilità differenti.

Un motivo in più, al di là delle preferenze personali, per alternare superfici e inclinazioni su cui si corre. Un investimento in termini di capacità di adattamento e prevenzioni infortuni.
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Considerazioni tecniche su GRPTV
Sconfitte e vittorie servono a ben poco se non si impara qualcosa dall'esperienza, e quindi vediamo se ci riesco.

Si
parlava ieri del GRPTV con note di colore e riguardanti l'organizzazione.

Oggi ho fatto un'oretta e un quarto di camminata veloce alternata a dei piccoli tratti di corsa. Nel complesso sono a posto, fastidio alla testa dei femori specialmente correndo su asfalto, muscolarmente stanco ma pochissimi dolori, tendini a posto.

Primo pensiero: incredibile.

Secondo: la tecnica di corsa, su cui ho lavorato in particolare negli ultimi quattro anni, ha pagato.

Perché andiamo un attimo a vedere la preparazione, durata quattro mesi, partendo da una base di circa 35/40km settimanali, in tre sedute di corsa e due passeggiate in piano da un'ora, e con "lunghi" domenicali da 11/12km. Ci sono anche due sedute casalinghe di potenziamento della parte superiore del corpo.

Ho mantenuto le garette domenicali come una specie di medio. Ho aumentato gradualmente la durata delle passeggiate spostandole in collina e poi trasformandole in lunghi specifici, con uscita su terreno simile a quello di gara. Per motivi di tempo ho concentrato i lavori superiori alle due ore durante il fine settimana (vedi
ragionamento su back to back).

Di ripetute (che notoriamente non amo) ho fatto solo 3 sedute su una salita piuttosto ripida di circa 400mt. Sia con salita veloce e recupero in discesa, che salita camminando e discesa scavezzacollo, più per motivi tecnici quest'ultima.

I tre lavori grossi sono stati
- 3h di passeggiata in montagna il sabato seguita da 3h40' la domenica su parte del terreno di gara,
- 3h la domenica pomeriggio dopo una 12km della mattina
- ultimo lungo 6h fatto il sabato di due settimane prima della gara, seguito da una 11km "tirata" la domenica mattina.

Onestamente non un granché, forse ho superato i 50km complessivi solo nella settimana dell'ultimo lungo. Direi che è possibile migliorare ( :-O significa che hai intenzione di rifarla?) e che mi sono salvato solo grazie ai lavori di tecnica di corsa, che mi hanno consentito di non creare danni.

Conoscendomi so che in gara riesco a fare più o meno il doppio allo stesso ritmo dell'allenamento. Il lungo di sei ore, ma di più la corsa del giorno dopo mi avevano abbastanza tranquillizzato. Ciò non toglie che probabilmente sia partito un po' troppo veloce , non avendo la sensibilità su quanto potessi gestirmi per restare nel tempo limite.

A spanne direi che il periodo di lavoro specifico va allungato di almeno un mese, partendo da una base un po' più consistente. Qualche lungo in più, non necessariamente di durata superiore alle 6/7 ore, ma che preveda almeno due salite principali ripide. Incrementare le sedute tecniche su discese ripide, decisamente.

Abbigliamento ed accessori utilizzati*:
- Nike Structure triax 11+ molto bene**, i piedi sembrano nuovi di fabbrica. Forse pagano un po' rispetto alle scarpe da trail su terreni super tecnici, in particolare sentieri inclinati lateralmente e rocciosi, ma su cemento e asfalto riguadagnano il perduto, pereggiando nel mezzo. Siccome alla fine un po' di asfalto e cemento c'è sempre, continuo a posticipare l'acquisto di una scarpa da trail.
- calzini
sock guy personalizzati da PCTR;
- pantaloni da triathlon tipo ciclista sotto i pantaloni corti stile bermuda (nessuna frizione registrata);
- due
cerottini tondi Walgreens sui capezzoli (molto bene, nessun problema anche lì )
- zainetto
camelbak blowfish (quello che si può espandere se si porta tanta roba), modello fuori produzione;
- borraccia
amphipod da mezzo litro, forma eccezionale, da riempire ai ristori e poi godersi alla bisogna. Col sistema vescica integrata più cannuccia non mi trovo perché sono pigro e pulire quella cosa è un incubo, e poi non so mai quanta acqua mi è rimasta, e siccome è sempre a disposizione va a finire che la bevo tutta troppo presto.
- uno o due etti di trail mix casalingo, composto da arachidi salate, m&ms, mandorle, uvetta (un toccasana in cima alle due salite principali);
- due confezioni di
Clifbar shot blocks (un blocchetto ogni tanto)
- berretto con visiera Nike featherlight (leggero ed eccezionale, sia in caso di pioggia che di sole, è bianco ma la parte inferiore della visiera è nera antiriflesso)
- maglia di ricambio con manica lunga (messa quando ha iniziato a piovere. Non è comunque male indossare un capo asciutto dopo aver sudato sette ore nel precedente);
- giacca leggera stile kway (non utilizzata);
- cellulare e biglietto da 20 € in sacchetto da freezer (non utilizzati)
- 4/5 chewingum daygum protex (utilizzati due per un piccolo errore di valutazione sulla distanza di un ristoro, ero rimasto senz'acqua e avevo la bocca un po' secca);
- cerotti compeed per emergenze vesciche (non utilizzati);
- due o tre confezioni da self service di sale da cucina (non utilizzate)
- guanti leggeri in cotone (non utilizzati)
- guanti in pastica da settore verdure del supermercato (non utilizzati)
- borsa in plastica da supermercato (non utilizzata, in ogni caso è probabilmente meglio ritagliare una di quelle coperte termiche che danno agli arrivi delle maratone, per crearsi un corpetto di emergenza in caso di vento o freddo)
- orologio nike fissato alla spallina dello zaino (ottima visibilità quando serve, nessun disturbo, attenzione alle pressioni non intenzionali dei tasti togliendo e rimettendo lo zaino).
- spalmata di protezione solare SPF 15 al mattino. Mi sono salvato solo perché c'erano nuvole, credo che in caso di sole pieno servano fattori di protezione a livello del Kevlar.

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* disclaimer: non ho interessi economici in nessuno dei prodotti citati. Ho degli amici sia alla Clifbar che in PCTR. In ogni caso uso i loro prodotti perché mi ci trovo bene.

** Delle Nike structrure triax 10
non avevo parlato benissimo in quanto appesantite e hummerizzate rispetto alle 9, che invece avevo amato. Con le 11 sono tornati ad una struttura un po' più leggera, ma comunque protettiva. E' tornata purtroppo anche la linguetta che si sposta verso l'esterno.
Devo però dire che le 10 hanno lavorato senza lamentarsi fino praticamente all'altro ieri, e sono morte in silenzio dignitoso, come avevano vissuto, portandomi alla fine del lungo di sei ore prima di spirare tra le mie braccia.
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Grand Raid Delle Prealpi Trevigiane (GPRTV) - Segusino TV
Prima edizione, con scelta tra 34 e 59,7 chilometri.

Ho scelto la lunga, che oltre ai chilometri ha anche parecchi metri, 3445 per la precisione, di dislivello positivo. E c'erano tutti, in quattro dosi massicce, e altre di contorno.

C'era anche il dislivello negativo, perché si partiva ed arrivava più o meno alla stessa altezza. Quello si è percepito più alla fine, quando si precipitava da 1.700 a poco meno di 300 metri sul livello del mare in più o meno 8 chilometri.

Era un da quì a lì, da Segusino a Fadalto, seguendo quella linea di cresta che in genere serve a delineare confini e a rivelare panorami (e quì si parlerebbe di dolomiti e laguna veneta). Un percorso naturale, niente costrutti sintetici a fini agonistici o logistici, ideale per apprezzare la bellezza di questi luoghi, spesso dimenticati a favore di altri più rinomati.
Ma, intendiamoci, niente sconto sulle difficoltà. Di fatto le Prealpi non lo sanno che sono solo dei monti che preparano alle asperità vere, e si comportano da vere montagne, con pendii che si possono osservare da vicino, il suolo ce l'hai di fronte, più che sotto, in più di un tratto.

C'erano nuvole basse, che hanno nascosto le meraviglie intorno per rivelare le miserie interne. Viaggiare per ore con pochi metri di visibilità può essere un bell'esperimento di autocoscienza.

L'organizzazione si è prodigata con generosità nella segnalazione e assistenza sul percorso. C'era l'impressione che, dovesse sorgere un problema, sarebbe immediatamente comparso qualcuno della protezione Civile, o del Soccorso Alpino, per risolvere la situazione. Una sensazione confortante, che ha segnato la mia esperienza in modo positivo, mettendo in secondo piano qualsiasi altro aspetto. Vedere una solitaria figura intabarrata comparire nella nebbia, pronta ad aiutare, mi ha in più di un caso commosso.

Nella prima parte sembra che più d'un partecipante si aspettasse più cibo ai ristori. Memore di varie gare fuori strada io mi ero attrezzato per affrontare eventuali emergenze, compreso uno stomaco che digerisce meglio le cose che mangia di solito. Per cui non me ne sono neanche accorto.

In ben più di un luogo, fisico e virtuale, gli organizzatori stavano e stanno raccogliendo impressioni per migliorare (il vero segreto dell'eccellenza, fare domande) e quindi immagino che l'anno prossimo si potrà banchettare a piacere. Se ci sarò io continuerò comunque a portarmi il kit per le emergenze alimentari, che pesa poco e dà sollievo anche nei luoghi dove le macchine non arrivano, ma la fame sì.

Ognuno ha le sue priorità, per quanto mi riguarda non posso che complimentarmi con gli organizzatori per il già citato lavoro sul percorso, la messe di informazioni a disposizione prima della gara, la cortesia e disponibilità dimostrata in occasione di ogni richiesta.

Da segnalare anche il merito indiretto, che risiede nella scelta, di un percorso in cui ci si è dovuti confrontare con superfici tra le più disparate. Della corsa amo anche il contatto con il terreno, e le diverse risposte che si ottengono da un tappeto di foglie umide, un pascolo d'alta quota, uno sterrato roccioso, e, veramente, chi più ne ha più ne metta.

Il tempo limite era 13 ore, credo quasi fattibile camminando sempre di buon passo. Io ho chiuso in 12h10', correndo anche, ma camminando proprio piano in certi tratti.

Avendo dovuto lottare con una crisi più o meno dall'ora quattro di viaggio, dopo otto ore di corpo a corpo (o corpo a mente?) ero piuttosto incline a considerare l'esperienza come unica e non ripetibile. A distanza di due giorni però, vedo che già inzio a pensare a come potrei prepararmi meglio per limare qualche minuto alla prestazione di quest'anno. Non dovrebbe essere difficile.

Oggi ho guidato fino all'aeroporto di Venezia, 50 chilometri tondi, quasi tutti in piano, a parte qualche cavalcavia, e ho pensato che non era poi una grande distanza da coprire a piedi. Senza fretta.
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Lo Scarico
In un piano di allenamento che si rispetti una delle fasi più importanti e quella de Lo Scarico.

Il corpo, e la mente, temprati e stressati da lunghi, medi, corti e ripetuti, si prendono il meritato riposo prima della gara in modo da farci arrivare alla partenza al meglio di quello che possiamo essere in quel momento.

Fase importante, si diceva, perché se faccio una maratona il mercoledì, "per provare il percorso", è probabile che arrivi istruito alla domenica, ma di certo non al meglio, in quanto una maratona si recupera in più settimane.

L'esempio era estremo, lo so. Ma chi non ha mai pensato che, forse, facendo quell'ultimo allenamento tirato si possa limare qualcosa al tempo di arrivo.

Fase importante ma anche delicata, perché non si può più migliorare, si può solo mantenere, lucidare e far risplendere il lavoro fatto finora.

Si può al limite peggiorare facendo qualche stupidata.

Tipo spostare mobili pesanti da soli piegando la schiena in modo inconsueto, o inciampare su un sasso che era lì da sempre, e che fino al giorno prima della gara abbiamo sempre evitato. O anche solo mangiare al ristorante messicano per la prima volta proprio il sabato sera (nulla contro il messicano, anzi, era per far passare l'idea del cibo strano e mai provato).

Questa fase è dunque anche la fase più noiosa ed irritante. Gli allenamenti vengono diminuiti gradualmente, si mantiene la qualità ma si taglia abbondantemente sulla quantità. Ciò fornisce maggior tempo libero e minori endorfine, una combinazione letale per i familiari di chi stia facendo scarico.

Quanto dura? Dipende da quanto tempo ci si impiega a recuperare l'ultimo lungo. Se parliamo di maratone o ultra, in genere si considerano tre settimane. Sicuramente le ultime due.

Non si può provare niente di nuovo, per scaramanzia in parte, e perché non c'è tempo per recuperare eventuali errori. Niente cibo esotico al nostro stomaco, niente abbigliamento appena comprato e, soprattutto, niente scarpe nuove.

Sei lì cristallizzato in un mondo in cui non puoi evolverti.

Una sensazione orribile per un essere umano.
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Su e zo par el Montegan - Lutrano di Fontanelle
L'anno scorso lamentavo che questa corsa era stata ingiustamente penalizzata dal periodo di rilassamento dopo le maratone primaverili. Il caldo aveva fatto il resto deviando molti verso il mare, probabilmente.

Problema quasi opposto quest'anno. L'ombra che in tante parti rinfrescava il percorso non era necessaria, in un fine settimana in cui sono caduti più millimetri di pioggia che in tutto il maggio 2007. Almeno così dicono i misuratori, e probabilmente chiunque sia dovuto stare all'aperto in qualche momento tra venerdì e domenica.

Dall'altra parte mi ero rassegnato ad affrontare fango in quantita' copiose, non che mi dispiacesse, pero' immagino che potesse essere un freno per molti altri.

E invece no, altra magia, sui poco più di 11km di percorso, quasi interamente tra sterrato e campi, le zone con fango non superavano un totale di cento (100) metri. E si trattava solo di dover fare un po' più di attenzione, tutto qua.

Io non so come facciano, ma se fossi un organizzatore andrei in pellegrinaggio a Lutrano per farmi passare qualche segreto. Che poi ti parlerebbero di passione e attenzione, ne sono sicuro.

E se andiamo al contorno, il trattamento è rimasto familiare, ricordiamoci che la parte ristori è gestita dalle mamme dei bambini della locale scuola elementare, non si sbaglia mai neanche lì.

Io insisto, se non siete maniaci dell'asfato biliardato e vi piacciono le corse in campagna, è una manifestazione da non perdere.
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30ma marcia Edilcementi - Sernaglia della Battaglia
Partenza e arrivo sono a poche centinaia di metri dalla cugina autunnale. Fino all'anno scorso il percorso aveva analogie che le rendevano piuttosto simili (se non ricordo male, ho una memoria mentale pessima per i tracciati di gara).

Da quest'anno hanno cambiato tutto e la corsa si è sviluppata da tutt'altra parte, sempre quasi tutta in piano, con sterrato, facile, a sufficienza, e 10,16km nel conteggio finale del Garmin che avevamo sguinzagliato sul percorso Happy

Il paesaggio non è dei più memorabili ma, hey, se sei lì che lavori sull'interno per mantenere fluidità e compostezza, il panorama passa in secondo piano.

Che dire, una prestazione che mi ha sorpreso in positivo visto il lungo del giorno precedente. Dopo un autonno/inverno in souplesse è piacevole essere in una programmazione in vista di una gara.

Poter dire che quello che si è fatto questo fine settimana sarebbe stato impossibile solo un mese fa è una bella soddisfazione. Alla fine, come mi scappa da dire ogni tanto, non si può sempre stare sulla soglia (aerobica), qualche volta si può star dentro al calduccio senza rischiare nulla e qualche volta si deve andare fuori a sfidare la tormenta.
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Back to back
Si chiamano cosi' gli allenamenti spezzati, letteralmente sarebbero consecutivi.

Esempio pratico: invece di un lungo di 30km, fare 20 km stasera e 20km domani mattina.

Sono la stessa cosa?

No.

Pero' il back to back ha il vantaggio di farti partire per i 20km con una situazione di affaticamento che simula la seconda parte di una maratona, per esempio, caricando meno giunture scricchiolanti per età e/o usura.

Io lo uso in fase di costruzione, quando non ho fondo per fare robe serie ma, perdinci, posso per esempio camminare 3 ore oggi e fare un collinare domani mattina. Mi consente di metter via chilometri più velocemente limitando il carico sugli arti inferiori.

In genere non faccio comunque due lavori uguali ma cerco di sollecitare la muscolatura in modo diverso. Per esempio con una uscita collinare e una in pianura. Oppure una in cui corro e l'altra in cui corro/cammino.

E' attività che in genere è utilizzata da ultramaratoneti, i cui lunghi sarebbero troppo lunghi, ma spezzati sono meno traumatici.

Per la vita normale è meglio optare per il riposo tra gli allenamenti al fine di permettere un adeguato recupero. Oppure metterci il nuoto, o la bici, o altre attività che stimolano ma non lavorano sugli stessi sistemi.

Però ci sono quei giorni, ogni tanto, in cui il back to back può tornare utile.
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36ma marcia del donatore e della solidarietà - Conegliano, loc. Colnù
Se disegni un percorso dietro le colline di Conegliano sai già che di tanto non puoi sbagliare: sono bei posti.

E una buona misura di questo è il fatto che molti si sono lamentati che la gara sia finita quasi subito. Un piccolo contributo l'ha dato anche la constatazione che il percorso medio, dichiarato di 13km, alla fine si è dimostrato superare di poco i 9km.

Quando ti derubano di un'emozione fa sempre male, e se te la scontano di oltre il 30% un po' di delusione è da mettere in conto.

Ma se il premio sono le merendine
Stefania, "senza grassi idrogenati aggiunti", un po' ti passa.

In ogni caso eran tutti con la testa al motoGP che stavano registrando a casa, e quindi non si poteva chiedere di più. Spero che l'anno prossimo tornino al classico, son zone che possono allietare una domenica mattina, a percorso completo.

Nel pomeriggio salita da Tovena al Monte Torresel (almeno credo), e ritorno. Quel
George Mallory aveva capito qualcosa.
Se mi chiedessero 'cosa vuoi fare da grande?' Adesso so che risponderei: lo
Scollinatore.

Quando arrivi sulla vetta di un colle, fosse anche alto poche centinaia di metri, ti rendi conto che provi una sensazione di soddisfazione fisica, non mediata. Non per niente arrampicare è considerato uno schema motorio di base.

Poi ti guardi intorno e realizzi che hai raggiunto il punto più alto che potevi in quel percorso di vita.

E' quando la realtà incontra le tue aspettative.

Qualcuno la chiama felicità.
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The Rob Hall Dilemma
Nel 1996 l'Everest chiese, ed ottenne, un tributo di vite consistente per una serie di circostanze sfavorevoli, ai donanti.

In particolare Rob Hall, una delle guide, stava ancora salendo ed aiutando suoi clienti ben oltre il llimite che era stato fissato per il ritorno.

Facile, seduti su una poltrona, con un bicchiere di tè ghiacciato sul tavolino, scuotere la testa al mancato rispetto di una così elementare norma di sicurezza.

Questa mattina, però, ero diretto con precisione verso la cima del Col de Moi (1358 mslm), niente che richiedesse sherpa o ossigeno, ma comunque un discreto impegno partendo da 250 m e cercando di arrivarci in meno di due ore, e con l'idea di tornare indietro ove non ci fossi arrivato entro quel tempo.

In palio non c'era la vita ma un possibile ritardo per pranzo (tutto in proporzione).

In ogni caso, complice un lieve errore di percorso, che mi ha portato su un sentiero che circumnavigava la base della cima, mi sono trovato ad affrontare il 'colle sud', una ripida erta, mentre le due ore stavano per scadere. Il cocuzzolo non si vedeva e mi è tornato in mente il povero Rob che avrebbe dovuto tornare indietro, ma il risultato di tanti sforzi era così vicino...

In ogni caso la mia storia si è dipanata in modo decisamente meno drammatico, alla fine del tratto ripido c'era la croce, piazzata proprio sulla cima, cui sono giunto solo pochi minuti dopo il previsto.

Al pranzo di famiglia sono arrivato puntuale ma mi è rimasto il pensiero di tanti confini che si tracciano e sembrano ragionevoli prima. Poi, quando sei lì, in realtà sono solo cinque minuti in più alla volta, per vedere cosa c'è oltre il dosso, o perché il traguardo sembra a portata di mano.

Non ho una soluzione.
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21ma corsa podistica "Città di Motta"
E mentre progetti di corsa si dipanano dietro le quinte ecco che ci ritroviamo a Motta, una delle gare classiche del circondario.

Una di quelle in cui sei quasi sicuro che troverai: un'organizzazione rodata, un percorso lungo fiume e/o canale, con qualche spunto di riflessione (l'acqua è sempre l'acqua, maestra di flessibilità e di adattamento alle circostanze), ristori forniti e vecchie amicizie.

Un po' piu' asfalto di quanto ci sarebbe piaciuto, ma non e' neanche facile disegnare percorsi che piacciano a tutti.

Per mia fortuna, dalle mie parti, li disegnano che piacciono a me, più spesso che no.

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Un inconveniente che non mi è mai capitato quand'ero un principiante
Da quando mi si è rotto il cinturino del timex, qualche mese fa, non porto l'orologio al polso. Vivo e corro, incoscientemente, senza cronometro, oppure con il contatempo menomato in tasca. Lo estraggo ogni tanto, per un aggiornamento.

La scorsa domenica però volevo fare delle variazioni a tempo e quindi ho riesumato un sinuoso nike, facendogli inserire una batteria non esaurita, e sono partito.

Dopo circa un'ora la piacevolezza della mia uscita è stata interrotta da un dolore fastidioso da sfregamento al polso sinistro.

Ho spostato l'orologio sul destro, ma mi sentivo sbilanciato, e così l'ho allacciato sopra la manica della maglia risolvendo brillantemente il problema, almeno per le corse invernali.

Il buon Gianni Agnelli forse aveva visto lungo, a suo tempo.
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Orsago 35mo Itinerario Dei Castelli
Ieri era il compleanno di questo luogo.

Che gli strumenti di comunicazione possano avere un compleanno è opinabile, che si possa ricordarne la nascita è innegabile.

In tre anni si è cercato di raccontare dei pensieri che nascono in corsa, e per me sono tanti.

Ieri ne parlavo con un amico appassionato di montain bike. Gli piacerebbe correre ma non sa a cosa pensare quando lo fa. Né io posso suggerirgli cosa fare.
Ieri ne ho anche parlato con
mia moglie, che mi proponeva di andare a correre con il lettore mp3, e le ho risposto che il giorno in cui dovessi ricorre al lettore per correre beh, smetterei. Non è vero. Però non ho mai avuto grossi problemi a passare il tempo mentre corro. Fantastico, programmo, scrivo mentalmente, invento discorsi, risolvo problemi, mi immedesimo nel mio corpo che si muove.
Potrei anche ascoltare qualcuno che canta o parla, in cuffia, o al fianco di un amico. Credo sarebbe sempre un'attività piacevole e istruttiva, anche in giorni come oggi, in cui magari di voglia di correre proprio non ce n'era molta.

A Orsago comunque eravamo in tanti, come sempre, è una gara ben organizzata, un bel percorso. Ognuno aveva le sue motivazioni, che fossero espresse in minuti al chilometro o minuti di divertimento. Tutti rispettabili, o comunque non criticabili dal sottoscritto.
Magari il tizio che premeva nervosamente sul clacson potrebbe pensarla in modo diverso.
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San Fior, 1ma edizione di una gara che beneficia l'Associazione Renzo e Pia Fiorot
C'è una memoria della ragione, e una memoria del corpo.

Lungo il percorso della gara odierna, sono stato riportato a più o meno 25 (venticinque) anni fa. Era un punto specifico, il luogo dove ho corso gli allenamenti più duri di tutta la mia vita.

La trama era abbastanza costante. Ci si trovava a casa di Piero, il mio allenatore, si partiva con lui per un collinare in progressione di circa un'ora (da 6'km a 4'km), qualche allungo e poi si andava con 10/12 ripetute su circa 300 metri di cui i primi 250 in leggera discesa-pianura, e gli ultimi 50mt in salita. Recupero correndo piano.
Finito il tutto si partiva per il defaticamento, circa 20' per rientrare al punto di partenza.

Stranamente il momento che più si è fissato in me è la partenza del defaticamento, quando, svuotato totalmente, e mentalmente arrivato, mi trovavo a dover affrontare ancora venti minuti, seppur lentissimi (in termini assoluti).
Ecco, sono passato di là e mi è tornato in mente, o forse è meglio dire in corpo, quel partire per il ritorno, quando volevo solo accasciarmi lì.

Mi è servito per reagire quando cominciavo a faticare, oggi. Voglio dire, nulla è paragonabile allo stato di affaticamento in cui ero in quei momenti, e quindi un po' di affanno non è certo la fine del mondo.

Come al solito
il corpo reagisce alla mente, che reagisce al corpo, e se ti sistemi la postura (cercando di essere il più alto possibile, leggermente inclinato avanti, petto aperto per accogliere l'indispensabile ossigeno, rilassandoti dove non serve essere tesi, frequenza elevata e appoggio leggero) ecco che la fatica, avversario subdolo e parassita che si nutre dei dubbi del suo ospitante, recede, lasciando spazio ad una sensazione di vittoria, non importa quanto piano o quanto indietro nella classifica tu sia arrivato.

La gara in sé è piacevole, su un percorso collinare e, per i miei gusti, un po' troppo asfaltato. Nonostante la pubblicità praticamente inesistente (motivo per cui non so il nome preciso della gara) ha raccolto un discreto numero di adesioni. E ben venga una seconda edizione.
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Redwood Park Trail Run
Juma Ikangaa probabilmente aveva in mente me mentre formulava la frase "la volontà di vincere è nulla senza la volontà di prepararsi".

Ma nelle ultime settimane, a dispetto della mia pessima attitudine nei confronti dell'allenamento, mi sono messo d'impegno, organizzando, e portanto a termine una serie di sedute (vagamente ispirate a
questo pensierino tecnico) che mi hanno messo in grado di completare la gara in un tempo che fino a due mesi fa mi sarebbe stato impossibile.

Non solo questo, vedere i risultati di un lavoro è sempre motivante, e, anche oggi, mentre salivo Spruce Street sorpassando un papà in bici che trascinava il figlioletto in uno di quei tandem dove quello dietro in genere non pedala, ho indossato la mia miglior Forma, allineato dalle caviglie in sù, petto aperto a respirare, braccia a collaborare e mente in sintonia, perché ricordiamoci quello che dice sempre Pietro Trabucchi: la fatica è un processo bidirezionale. I muscoli avvisano che sono stanchi e se la mente interpreta la cosa come devastante invierà segnali che li rendono ancora più stanchi. Se invece la fatica era già nel budget ci si limiterà ad una scrollata di spalle, se occorre mettendo in circolo una falcata ancora più rotonda.

Ah già, nel mio impeto ho dimenticato di dire che il percorso di Redwood è un piacevole, a parte un paio di salite quasi verticali, sù e giù all'ombra di conifere centenarie. Chi abbia corso su un sentiero morbido di aghi di pino o simili sa di cosa parlo, gli altri si rassegnino a rinunciare a calzini immacolati e si sporchino i piedi a provare. C'è un sentiero vicino ad ognuno di noi, fosse anche la banchina di una statale appena asfaltata.

Poi,
una volta creata la Visione, corpo e mente lavoreranno assieme per renderla concreta.
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Quanto veloce correrà, una mucca?
Per circa quattro anni ho guardato a Marin Avenue - a Berkeley, nel tratto che va dalla fontana degli orsetti a Spruce street - semplicemente come un segmento di strada che non valeva la pena di correre.

L'attacco e la fine sono così ripidi che in macchina hai il terrore di fermarti e di non riuscire più a ripartire.

Razionalmente conviene quindi camminarla, il rapporto velocità/economicità non ha paragoni.

Razionalmente.

Razionalmente.

In realtà la vita mi sembra più che altro un grande atto di fede. Fiducia nel fatto che per di qua, o per di là, il fatto di alzarci dal letto, andare al lavoro, farsi una famiglia, etc, abbia un significato ultimo, che magari al momento non comprendiamo.

Razionalmente.

E quindi, alla faccia dell'economia, sono partito dal fondo e l'ho corsa, non è stato neanche troppo duro. Mi sono sentito un po' meglio alla fine, come mi fossi tolto un peso.

Adesso ho la conferma, non la semplice confidenza, che posso correrla
se voglio, e questo mi dà l'idea di avere un certo controllo nella mia vita. Uno degli ansiolitici naturali più potenti.

E poi, però, correndo su al parco mi sono trovato le solite mucche al pascolo, giusto a fianco del
mio sentiero.

Che saranno vegetariane, saranno pacifiche, ma, primo, saranno tutte mucche? Le immagini dei tori a Pamplona emergono sempre prepotenti dal mio immaginario individuale.

E anche fossero pacifiche e vegetariane e tutte mucche, sono decisamente sovrappeso e si ti investono o ti si siedono sopra possono fare dei bei danni.

Ho camminato con cautela, simulando indifferenza e una certa preferenza per i bovini.

Mi hanno dato un paio di sguardi distratti e hanno continuato a ruminare. Si chiederanno mai della ricompensa eterna?

mucche al pascolo

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Intanto parti
Il vecchio trucco fuziona sempre, anche se non sai che lo stai usando.

Una giornata in cui ti pesa persino mettere i calzini, non parliamo delle scarpe. Un vento a tratti tagliente e una quasi pioggerellina.

Parti giusto perché ti sentiresti un pollo ad essere arrivato fin lì e a non essere neanche uscito dalla macchina. Almeno qualche minuto, ti dici.

Ma hai scelto una sterrato che dondola dolcemente e cominci ad andare, risolvi quei due problemi che ti stavano assillando, butti giù mentalmente una parte di questo messaggio, ti viene in mente come poter aiutare quelli che non hanno voglia, tempo o possibilità di leggere
le storie di Serena sullo schermo.

Ti prendi un'appunto mentale sulla tecnica di corsa: trovare periodicamente un terreno morbido, scivoloso o cedevole e cercare di passarci leggero senza creare scompigli alla sabbia, sparare indietro il brecciolino, flettere le assi di legno. E' un bell'esercizio, che ti aiuterà quando incontri il cemento, che di cambiare la sua struttura, anche momentaneamente, non ci pensa proprio.

Hai pure il tempo di goderti il vento a favore che ti spinge, e annusare l'aria pulita di bosco.

Senza accorgerti passa un'ora e un quarto, con qualche risvegliante variazione di velocità. Con l'orologio in tasca, perché qualche giorno fai hai rotto il cinturino.

E non sai ancora se prendere solo il cinturino nuovo o tutto l'orologio.

In realtà non sai se vuoi di nuovo un'orologio nella tua vita.
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Salt Point, CA - 29 luglio 2007

Salt Point

Ebbene sì, Salt Point, di cui parlo un po' in ritardo, e per di più con non molto da aggiungere rispetto a due anni fa, cui rimando perché fu un post ispirato, anche se forse non gradito, filosoficamente, a tutti.

Quest'anno c'era anche il sole, che ha reso l'esperienza ancora più piacevole.

Per me la più bella gara che c'è, specie la 26km, il resto è fuffa.

E la felicità non fa letteratura, stai lì con la tua faccia un po' assente, a bearti dell'esperienza e più di dire che sei contento non riesci.

Aggiornamento del 14 agosto: racconto più dettagliato e foto esplicative su Il Paletto

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"Il solito?"
Una domanda la cui risposta affermativa è quasi un interruttore rilassante qualora ci si trovi al bar in un sabato mattina qualunque.

Ci accomoda sul divanetto, si apre l'inserto della gazzetta e, mentre si guardano le foto della settimana, arriva un cappuccino con tanta schiuma e due cannoli alla crema.

Soddisfazione.

Il risultato è praticamente opposto qualora ci si trovi in un negozio sportivo alla ricerca di un paio di scarpe.

Chiunque corra da un po' di tempo avrà realizzato che ci sono scarpe con cui si corre bene e altre meno. Raggiunta questa consapevolezza parte la ricerca della scarpa perfetta che raggiunge risultati accettabili dopo alcuni tentativi.

A quel punto il podista ritiene di aver concluso la sua ricerca calzaturiera ed è pronto a passare alle "vere" sfide che riguardano le sue prestazioni: allenamento, ripetute, frequenze cardiache, progressivi, e via così.

Dopo qualche centinaio di chilometri però le scarpe perdono le loro caratteristiche (= muoiono) e quindi bisogna provvedere alla sostituzione. Libero dalle ansie della ricerca il povero podista si recherà fiducioso al negozio per scoprire che il suo "solito" è:
a) uscito di produzione
b) è stato aggiornato e quindi adesso è esteticamente e strutturalmente diverso.

Il caso a) era più frequente nel passato, quando il marketing la faceva da padrone ed i poveri corridori dovevano subire.

Brucia ancora in me il rimpianto per le Nike Yankee, scarpe che adoravo, ma che vennero prodotte in un breve periodo in cui non ebbi la necessità dell'acquisto.

Poi però i runner hanno puntato i piedi, appunto, dicendo che le scarpe dovevano rimanere in produzione, non era possibile che ad ogni cambio stagione uscissero modelli nuovi e quindi bisognava ripartire daccapo con la ricerca.

Quelli del marketing hanno fatto due riflessioni e hanno deciso di accontentare i clienti. Le scarpe non vanno più fuori produzione, mantengono lo stesso nome, ma vengono stravolte (caso b).

Esempio concreto: le Nike air structure triax 9 erano delle scarpe stabili ma tutto sommato leggere e con un inserto anti pronazione non invasivo. Le Nike air structure 10+ sono dei robusti carroarmatini che non farebbero pronare un elefante.

Però se hai l'accessorio per l'ipod lo puoi inserire.

E ti dirà di quanto sei peggiorato in modo scientifico, non solo basandoti sulle tue sensazioni di disagio.

Dove sarà la torretta con il M-60?
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Non c'è nulla di male
Non c'è nulla di male a voler correre 50' a 5' al km per 3/4 volte la settimana.

Il problema è che, così facendo, dopo non molto tempo, i 50' diventeranno più lunghi del solito e i 5' al km non più così facilmente gestibili.

Un giorno alla settimana con qualche variazione di velocità prolungata e un giorno ogni 10/15 in cui si corre più a lungo potrebbero mantenere intatto il piacere dei 50 a 5.

Poi, magari, vien voglia di fare qualcosa di più.

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Pacifica

deer

Della cittadina se ne è parlato l'anno scorso, della gara mia di quest'anno è meglio non parlarne, del cervo va detto che non c'era molta luce e questo è il meglio che sono riuscito a fare.

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La pista della scuola media Martin Luther King

mlk track

La pista della scuola media Martin Luther king, a Berkeley, California, è di una lunghezza indefinita - direi qualcosa tra i 350 e i 400 metri - in terra rossa e l'esterno combatte per non essere invaso dalla vegetazione.

Decisamente ha visto giorni migliori, ma più passano gli anni e più si impara ad apprezzare la storia ed altre caratteristiche che a prima vista vengono oscurate da glamour e perfezione del nuovo, recente, giovane.

E' la pista della comunità locale, alle sei e trenta del mattino, ora di punta per lei, pullula di corridori e camminatori di tutte le fogge e taglie.

Gente che, al di là delle capacità atletiche, accosta colori e materiali con grande coraggio, o incoscienza.

E' il luogo dove, veramente, in termine 'casual' assume un significato letterale.

Tornando alla pista, poi durante il giorno si attesta su ritmi più quieti, accogliendo qualche prestante atleta dedito a ripetute, ma più spesso uomini e donne alla ricerca di uno sfogo, di qualche grammo in meno sulla bilancia, o semplicemente di farsi una chiacchierata camminando.

A me è particolarmente cara perché è stato il mio rifugio di due stagioni difficili, ci ho preparato una maratona quando non potevo correre per più di duecento metri di fila causa un tendine irritato. Ed è stata poi una maratona che mi ha dato grande soddisfazione, perché completata al massimo dei ritmi che in quel momento mi erano consentiti, e senza alcun risentimento fisico.

E' stata anche la pista in cui ho corso scalzo, nell'anello interno in erba, quando indossare le scarpe mi creava problemi.

Mi ha sempre accettato per com'ero.

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35^ marcia del donatore e della solidarietà - Conegliano
Ultima domenica Italiana prima dell'estate,

si gioca quasi in casa, sui colli di Conegliano sono nato e cresciuto atleticamente e quindi ogni giudizio non può essere che parziale.

I grossi numeri ormai si sono spostati al mare, più sul lettino che alla notturna di Jesolo, ma in ogni caso alle nove è un bel gruppetto quello che prende il via di questa manifestazione.

Le temperature invitano subito ad una sudorazione adeguata e gli atleti rispondono copiosi. I premurosi organizzatori piazzano due ristori nella 12km (scarsi) e parecchi tratti sono in ombra per cui si soffre nei limiti del giusto (argomento tutto da discutere).

Io ho quasi sempre chiacchierato e quindi non mi sono accorto di molto, altre due chiacchiere fra amici dopo l'arrivo e fine della festa.

Percorso: solito bel mix di erba, asfalto e sterrato. In collina. Una bella lezione per i propriocettori.
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Circo Massimo
Mentre la Città Eterna si riprende da una ordinaria giornata di manifestazioni, il Circo Massimo, con uno splendente passato di competizioni equestri, accetta un modesto podista a calcarne lo sterrato, invero piuttosto scalcagnato.

Le dimensioni incutono rispetto, e anche il clima, in fondo è un catino dove la temperatura sembra raccogliersi pronta a scattare al collo degli affannati avventori.

Pochi giri, qualche allungo sollevando sbuffi di pietrisco di un qualche valore archeologico, probabilmente.

Per il resto uno sguardo nostalgico alle vestigia di una civiltà scomparsa, come testimoniano le bottiglie vuote ed i resti di altre consumazioni sparsi qua e là.

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Attorno a Casa
In una giornata in cui non ci sono gare nelle vicinanze, e la motivazione non è delle più alte, si fa la cosa più sensata: si parte.

Ci pensa il corpo a reagire, la mente un po' recalcitrante dopo un po' entra in sintonia, e alla fine capita di immaginare che il signore davanti in bici sia il Da Silva di Atene, e il ritmo si fà più frizzante, alla caccia di una medaglia virtuale.

Guardando poi indietro ci si trova ad aver corso per quasi un'ora e mezza, senza tante fisime.
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E luce fu
Sì, l'inverno, con i suoi fiocchi di neve, il Natale, il caminetto acceso.

Molto bello, molto accogliente.

Ma uscire alle sei di mattina di un ventiquattro maggio qualsiasi, in una giornata già luminosa ma ancora fresca. Con un sole tenue ma già vivificante.

Dài, non c'è paragone.
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2^ "su e zo par el Montegan"
A Lutrano di Fontanelle (TV) le mamme dei bambini della locale scuola elementare hanno curato i ristori, e già si capisce che andiamo sul sicuro (spiedini di frutta al terzo ristoro, per dire).

Non so chi, ma comunque bravo, ha tracciato il percorso.

Ha fatto stare, in poco meno di 12km, almeno 10km di erba o sterrato e almeno 6km all'ombra. Un mago.

Per me uno dei migliori percorsi che ricordi, è stato veramente piacevole viaggiare tra le vigne. In certi punti sembrava di essere tornati indietro di una trentina d'anni (quando quì era, in effetti, tutta campagna).

Ho fatto degli esercizi di scorrevolezza, cercando di stare leggero e di assecondare le variazioni di consistenza del terreno, e ce n'erano. Tutta roba che poi ti aiuta quando sei stanco e l'incedere si fa pesante, anche se stai viaggiando sull'asfalto levigato del circuito di Monza.

Peccato che molti in questo periodo abbiano già rallentato l'attività e quindi la partecipazione fosse inferiore a quella di altre gare locali più blasonate, o che si svolgono in periodi più favorevoli. Ma se siete all'ascolto e vi capita, l'anno prossimo andateci. Le mamme sono sempre una sicurezza.
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Gara in Trasferta
E su Prata di Pordenone ci mettiamo la x, fissa.

Per carità non è stata una sconfitta, e di certo neanche una vittoria, ma per me è cancellata dal calendario gare, dalla cartina stradale, da Googlemaps, dal TomTom, da Autoroute, da qualsiasi riferimento che possa consentirmi di tornare.

Già le gare parcheggia e parti, ognuno per conto suo, mi mettono tristezza. Riuscire poi, in un'area residenziale di campagna, a far svolgere il percorso prevalentemente su asfalto mi sembra proprio una cattiveria.

Il tutto senza aneliti campanilistici e con il massimo rispetto per una cittadina che mi è parsa piacevole e popolata di persone cordiali.

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Dieci Parole Che Non Vorresti Mai Sentire Mentre Stai Correndo
[Auto che rallenta, finestrino che si abbassa. Probabilmente la solita richiesta di informazioni. Rallenti. Mano che sporge dal finestrino indicando un'altezza approssimativa di 90cm.]

"Per caso ha visto due grossi cani quì in giro?"
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Cambio di Stagione
Il pastore tedesco,

che ha speso l'inverno a latrare, ringhiare, correre su e giù nel suo piccolo recinto, prima ancora che tu arrivassi e fino a ben dopo che eri sparito all'orizzonte.

Era encomiabile la tragedia che metteva in atto, quasi che il tuo passaggio da podista costituisse l'estremo pericolo per il suo piccolo eremo, che si dichiarava rumorosamente pronto a difendere a costo della vita.

Oggi alza lentamente la testa dal giaciglio, schiude impercettibilmente l'occhio e decide che non vali lo sforzo di un secondo sguardo.

E' estate.
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Agonismo Democratico
Fregona - 4^ marcia del torchiato (di cui una bottiglietta viene data in premio ai partecipanti)

E oggi l'afflato agonistico ha permeato la mia gara. Il bello è che non serve lottare con i primi per fare dell'agonismo, basta scegliere uno o più avversari nella tua categoria di "peso" e via.

I primi chilometri passano in una fase di studio, sono decisamente inferiore alla persona contro cui ho scelto di competere nei tratti ripidi, dove mi mangia metri su metri, sia in salita che in discesa. Chi conosca Fregona sa già che il ripido non è una evenienza remota. Ecco quindi che ho dovuto prendere qualche rischio in più nei tratti dove invece ero più forte, e lavorare di fino sulle traiettorie.

Per i primi 8 chilometri ero comunque almeno 100 metri indietro, se non addirittura fuori vista. Poi il miracolo, complice anche un appianamento del percorso, mi sono ricongiunto e poi ho passato involandomi in solitaria verso l'arrivo, girandomi qualche volta per controllare la posizione.

Come cambia il mondo quando gareggi, diventa più specifico. Niente panorami e distrazioni con gli amici. Un lungo tunnel con la lucina alla fine.

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Ladri di Emozioni
In una gara come quella di Valmareno, con almeno il 50% del percorso su sentiero tecnico, dove i sorpassi sono difficili, i partenti anticipati hanno creato l'impossibilità di correre a chi ne aveva il desiderio.

Se la strada è larga, e volete partire anche la sera prima, non me ne frega proprio niente. Ma se sul percorso ci sono sentieri stretti, partire prima è una mancanza di rispetto nei confronti degli altri.

Per il resto, come si suol dire, il bosco è sempre il bosco, con le sue ombre rinfrescanti, l'amosfera rilassante, e le radici e sassi esposti traditori (specie quando ci si rilassa troppo).
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la posa del podista

posa del podista

Ne ho molte anch'io, di foto nella posa del podista, quella classica, con la mano destra sul polso sinistro. Anche all'arrivo di una maratona col chip, con i giudici, con l'orologione sopra l'arrivo, con le classifiche in tempo reale sul sito della manifestazione

Non c'è niente da fare, tutt'ora mi devo sforzare di non schiacciare il cronometro giusto sopra (sotto?) l'arrivo.

John Bingham, The Penguin, il profeta di quelli che corrono per arrivare entro il tempo massimo (anzi lui chiede quant'è per arrivarci vicino, perché gli piace correre e quindi sostiene non abbia senso cercare di arrivare prima possibile), uno che dichiaratamente si porta un armamentario di cose per una maratona, "perchè sto la fuori tutto il giorno ed il clima può cambiare più volte" dice che ha un sacco di foto nella posa del podista.

Fateci caso, quante ne avete?

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Motta di Livenza 6,3 10 e 21km
Il percorso di Motta di dipana quietamente lungo l'argine del Livenza e in mezzo a campagne ugualmente tranquille. Non altrettanto noi, che abbiamo abbattuto uno di quei muri che i podisti amano costruirsi internamente, per poi avere la soddisfazione di buttare giù.

Macerie a parte le corse lungo l'acqua, non so perché, sono sempre le più rilassanti, sarà quella capacità di adattamento che i liquidi hanno, sarà che siamo fatti quasi interamente d'acqua, sarà che ogni filosofia degna di rispetto la cita come esempio da seguire.

E dopo aver visto in piazza il monumento che ricorda l'alluvione del '66 (a me, da ignorante, ha ricordato una parata di Zenga, resti tra noi) rimane comunque in sottofondo la consapevolezza che l'acqua è anche fonte di insegnamento per gli uomini, spesso dopo che hanno pensato di essere capaci di dominarla.

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Scarpette bianche
Lo scorso fine settimana, a Treviso, ho visto molti maratoneti, quasi tutti con le scarpe pulite.

E' un'immagine che mi ha colpito, forse perché da molto tempo sorrido alle prove delle scarpe con l'indicazione del peso in grammi, e mentalmente raddoppio quest'ultimo per stimare quello delle mie, comprese di fango incrostato. Per il colore è lo stesso, dopo un paio di uscite è intuibile, ma non determinabile con certezza.

Ma non è dell'aspetto che volevo parlare, quanto del significato di quelle scarpette cariche di chilometri eppure intonse. Significano asfalto o pista, medi, ripetute, prove alla soglia e sopra, un programma, un obiettivo, sacrifici, tenacia.

Tutte cose che mi mancano in questo periodo e che probabilmente farei bene a pensare di reintrodurre.

Equilibrio è sempre stata la nostra parola d'ordine.

E la ricerca dei propri limiti, ogni tanto, fa parte di un percorso indispensabile per apprezzare il viaggio "normale" di ogni giorno.
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Panoramica di Savassa - Vittorio Veneto
Con tutti a rifinire la preparazione per la Treviso Marathon, probabilmente su qualche tavolo da biliardo, oppure a Maserada, Savassa ha sofferto quest'anno.

Il parcheggio, che di solito strabordava già alle otto e un quarto, era semideserto anche poco prima delle nove.

Peccato, perché, pur nella sua durezza, e pur coi partenti anticipati che ostacolano sui sentieri, resta una gara varia ed affascinante. Asfalto, sentieri tecnici, salite e discese ben mescolate.

Ma non ha sofferto solo Savassa, oggi. E' evidente che nel vittoriese c'era una distorsione del campo gravitazionale questa mattina. Non si spiegherebbe altrimenti la pesantezza percepita nell'avanzare.

Costante, opprimente, rallentante.

Cronometricamente una delle peggiori prestazioni di sempre, ma non è tanto quello quanto la sensazione di non andare da nessuna parte, men che meno avanti.

Decisamente,
doveva esserci qualche alterazione nella forza di gravità.

Pazienza, almeno si è fatta una bella chiacchierata. L'impegno sul sociale è sempre fonte di levità del morale.
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Marcia dei Castelli - Susegana
Ragazza con la maglietta rossa, scusami.

Per anni ti ho considerata un'avversaria. Quel tuo procedere costante, salita, discesa, non importa, contrapposto alle mie variazioni faceva sì che ci incontrassimo più volte in una competizione. Tu passandomi concentrata in salita, io, in genere, risuperandoti spensierato in discesa, con sufficienza.

Non mi ero mai accorto che in realtà eri una metafora della vita, una delle tante che si incontrano correndo e camminando per il mondo. Ma questo non toglie nulla alla tua importanza. Quel tuo ricordarmi che la vita avanza sempre, e tu sei lì che magari arranchi in salita o di fronte ad un ostacolo è fondamentale. Oppure in discesa, quando tutto ti va bene, e ti sembra di essere padrone del mondo e la passi con un mezzo sorriso, per reincontrarla poco dopo sul primo dosso.

Grazie per la tua costanza, non ti combatterò più come un'estranea, cercherò di viaggiare più o meno assieme, sfruttando i mei punti forti e cercando di non lasciarti tanto terreno in quelli dove pecco. Sempre con umiltà, però, perché alla prima asperità so che sarai lì, inesorabile.

Per il resto, il Collalto non ce lo invidia il mondo intero per il semplice motivo che non sanno che ce l'abbiamo. Ma il giorno che lo scoprono...
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Marcia di San Valentino, Santa Maria di Campagna Cessalto
Credo che se mi presentassi oggi ad un convegno sulla potenza aerobica mi accompagnerebbero, gentilmente, ma senza mezzi termini, alla soglia.

E' da un bel po' che non corro sui miei limiti, se si esclude il tentativo di percorrere i 12km di una gara senza mai smettere di chiacchierare. Ma non credo che valga, se non umanamente.

Per il resto i dintorni di Cessalto hanno il loro fascino, con i canali tranquilli e iponti spesso a misura d'uomo, nel senso che ne passa uno solo.

Il ristoro finale è massiccio, io ho frequentato la sezione delle torte fatte in casa, ma ho scorso persino un maialino intero nella zona salata.
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basito
Nel secondo mistero glorioso della corsa si celebrano le prestazioni (in meglio) che non hanno riscontro nell'effettiva preparazione.

Eh, sì, perché oggi non c'era un motivo al mondo per cui fosse giustificabile il ritmo che ho tenuto nel giro del "Monticano" per un'ora e un minuto.

Nelle ultime settimane ho avuto uscite in cui mi pesava anche fare un minuto correndo e uno camminando per un'ora.

Eppure, non ci sono spiegazioni plausibili, né a livello fisico, né mentale, né motivazionale.

Così, non ci si annoia mai con la corsa. Esci dalla porta e non hai idea di quello che succederà (anche se il collie che mi si è precipitato contro per poi cambiare idea all'ultimo me lo sarei risparmiato volentieri).
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Lunga e Diritta Correva la Strada
Potrebbe essere il titolo della maratona di Treviso.

Oggi invece, dopo un po' di traversie assortite, ci si è cullati nel confortante giro del Montello, tra la presa tre e la quattro.

Nonostante l'asfaltatura resta un volottuoso e accogliente tour collinare, perfetto per chiacchierare e godere del paesaggio.

Finalmente si riesce a correre con una certa regolarità. In questo momento il corpo è avanti alla mente di un paio di lunghezze. Lui procede, lei segue senza proiettarsi in avanti a sognare trasferte e gare esotiche come spesso fa.

Forse un giorno, chissà, riusciranno a correre assieme.
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Marcia dei 3 Mulini - Vazzola TV
Nel primo mistero glorioso della corsa si celebrano gli infortuni che scompaiono senza spiegazione.

Eh sì, perché, dopo oltre un mese di corsette smozzicate e costantemente in pena, la gara di oggi è trascorsa spensierata. E' bastato un tendine silenzioso e l'anima si è messa a cantare.

A parte questo va segnalata la solida organizzazione coadiuvata dagli alpini. Quando servono braccia volenterose quei ragazzi sono una sicurezza.

Non sono da disdegnare neanche sul fronte del vettovagliamento, hanno una tradizione più sul versante del bere, a dire il vero, ma anche se si tratta di mettere su una grigliata non si tirano indietro.

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Accidia, Rientri, Spirito Competitivo e Concentrazione
Un fastidio al tendine d'achille destro mi ha fatto correre e pensare meno del consueto in questo periodo.

Oggi ero in una delle mie sedute di rientro, alternando corsa e cammino, con le antenne tutte vibranti a percepire il minimo fastidio nella zona incriminata e poi cercare di decodificare se fosse semplice adattamento oppure condizione traumatica.

Da una laterale sono usciti due podisti e hanno imboccato la strada che stavo percorrendo con una cinquantina di metri di vantaggio.

Ora, si sa, che tu vada a tre al chilometro o a otto, il mondo è diviso a spanne in tre categorie: quelli più veloci, che sono i forti, quelli più lenti, che sono gli scarsi, e quelli che vanno più o meno come te, che sono gli avversari.

Nel giro di pochi secondi, senza volerlo, non è stata assolutamente una scelta conscia, stavo valutando la velocità dei due ed il grado di avvicinamento. Nel giro di qualche altro secondo mi sono reso conto che la gamba era uscita completamente dall'elenco delle cose che catturavano la mia attenzione. Anche la fatica nell'avanzare, che mi aveva accompagnato fino a quel momento, e che imputavo alla giornata storta e ad una decina di altri eventi sfavorevoli, era scomparsa.

Ho rallentato, perché forzare non è mai una buona politica in fase di rientro, ma li avrei potuti prendere.

Loro, decisamente avversari. Io, decisamente bisognoso di una lezione di concentrazione.

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Effetti Collaterali
Una cosa che mi manca, nei giorni in cui non posso correre, è l'effetto appretto e stiro dei pensieri.

Te ne esci dalla porta con la corteccia cerebrale tutta raggrinzita e, dopo una quarantina di minuti, hai il discorso, la bozza del progetto, il messaggio, belli svolti e senza quasi più ricci.

Poi sì, endorfine, cardiocircolazione, tono muscolare, tutto quello che volete.
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Finesettimana semialternativo
E una settimana bastarda può anche farti restare a letto per un po' di più del solito.

Venerdì c'era Solighetto, amena località collinare il cui percorso, in un fine settimana umido può essere particolarmente fangoso.

Ma non è neanche questo, un paio di fastidi qua e là hanno suggerito di ripiegare sul pacifico Monticano, sinuoso fiume il cui argine rappacifica con il mondo.

E così è stato per un'ora e mezza tranquilla.

Domenica invece ci sarebbe stata Fossalta ma, di nuovo, si è optato per una passeggiata sul Montello.

Oggi, a differenza del fine settimana, non vedo l'ora di farmi una corsa. Il riposo è arma potente, da usare con giudizio.
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Corsa di S.Nicolò - Pianzano (TV)
San Nicolò, almeno nel nordest, almeno fino ad un po' di anni fa, era un po' il facente funzioni di Babbo Natale.

Quando ero bambino io non c'erano ancora i cellulari e quindi Babbo non passava a portare le Christmas card. Girava, credo, solo nelle città principali con le sue renne.
Noi invece si faceva un gran lavoro di preparazione per rifocillare l'asino che trasportava San Nicolò, intorno al 6 dicembre, e poi era tutta una tirata fino alla befana per poter vedere qualche altro regalo, in genere dociumi e generi di conforto alimentare.
Va detto però che si trattava comunque un signore estremamente generoso, e non ho ricordi di delusioni, dopo essermi svegliato prima dell'alba, nello scoprire cosa avesse sostituito il fieno, vino e pane che avevo lasciato la sera prima appena fuori della porta.

Non sono molto in contatto con il bambino che è in me in questi giorni e quindi ho perso di vista anche le attività di San Nicolò, cui era intitolata la corsa odierna, molto ben organizzata.

Basti dire che prima dei ristori c'era un cartello tipo quelli in autostrada che indicava la distanza dal successivo.

E un plauso anche alle intenzioni, al ristoro finale infatti c'era addirittura il pollo, cotto. Plauso alle intenzioni, dicevo, perché i risultati non sono stati così entusiasmanti. Immaginate di entrare attraverso un pertugio in una grande stanza piena, ma piena, di persone sudate, come dopo una corsa, e a questo aggiungete il caratteristico odore del pollo in cottura. Il tutto alle dieci di una domenica mattina. Reso l'idea?

Questo comunque non inficia, come dicevo, la buona organizzazione che ha sopportato l'assalto di un numero elevato di partecipanti.

Non so se è una mia impressione ma quest'anno sembra ci siano molte più persone la domenica.

Per il resto percorso abbastanza piatto, asfaltato e rettilineo, ma con delle escursioni sterrate, campestri e nel cortile di qualche casa. Siamo passati anche di fronte alla chiesa di San Biagio, una minusola costruzione che risale a circa 600 anni fa, con degli affreschi più o meno della stessa età. Pare sia una rarità vederla aperta perché è proprietà privata. Era aperta. Ci siamo fermati, quei 30 secondi non ci hanno di sicuro cambiato la giornata in peggio, anzi. La signora all'interno però è parsa piuttosto sopresa e compiaciuta del nostro gesto.

E poi si è continuato, apprezzando saltuari cartelli artigianali di incoraggiamento: un paffuto smiley giallo, sorridente e con il pollice alzato.

Piccole cose che messe tutte assieme fanno grande una manifestazione.

Ah, il premio finale: un pollo congelato che ci hanno passato dal retro di un camion frigorifero. Per quanto leggermente inquietante è di certo originale. Magari è stato San Nicolò.

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